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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Cronaca Barriera di Milano

Picchiata, maltrattata, minacciata per quasi un anno: il compagno finisce in carcere

Bimbo lasciato in auto durante un litigio

Maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, lesioni personali, abbandono di minore e danneggiamento a seguito di incendio.

Sono questi i reati per i quali la procura della Repubblica di Torino ha emesso un ordine di custodia cautelare in carcere per un 30enne italiano.

Una indagine portata avanti dal commissariato Barriera Milano da aprile 2019 e che ha permesso di far emergere i comportamenti dell'uoomo durante quest'ultimo anno nei riguardi della sua compagna, una ragazza italiana affetta da una malattia autoimmune, e del loro figlioletto, di pochi mesi.

Numerosi gli episodi di violenza. Episodi che, per gli inquirenti, sarebbero da imputare alla morbosa gelosia del 30enne. A partire da quando la compagna era incinta e fino a quando non è nato il figlio. Un escalation continua di aggressioni, denigrazioni e minacce verbali. Puntando anche sulle condizioni fisiche della donna e sul fatto che non avrebbe mai potuto ottenere l'affidamento in caso di separazione.

"Prova a denunciarmi. Sei malata. Ti farei togliere il bambino in poco tempo", ripeteva spesso e volentieri, come ha spiegato la donna ai poliziotti. 

E se in una circostanza il 30enne ha addirittura danneggiato l'auto di una amica della compagna, che si era "permessa" di aiutarla, sempre ad aprile, l'uomo, durante una serata in un ristorante, aveva avuto un pesante litigio con la compagna.

Durante il litigio, il loro bambino era stato portato in auto, con l'uomo che l'aveva chiuso dentro, prima di tornare a prendere la donna, trascinarla fuori e picchiandola con calci alle costole.

Poi, non contento, aveva caricato in auto la compagna per poi fermarsi sotto un cavalcavia della tangenziale: "Scendi, altrimenti ti ammazzo". Venendo poi presa a schiaffi, con violenza, perché non aveva rispettato la richiesta.

Dopo quell'episodio, il passaggio in ospedale con una prognosi di 7 giorni. E l'inizio della fine di quella violenta relazione, coincisa con il provvedimento di pochi giorni fa. 

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