Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca San Mauro Torinese

Cold case a San Mauro: 18 anni dopo l'omicidio, scovati e arrestati altri due sicari della 'ndrangheta

Grazie alle indagini dei Ris di Parma

Era l'11 luglio 2004 quando a San Mauro, con cinque colpi di fucile a canne mozze, è stato giustiziato dai sicari della 'ndrangheta Giuseppe Gioffrè, 77 anni, mentre era su una panchina del cortile condominiale. 

Prima lo hanno chiamato, per avere conferma della sua identità. Poi i colpi a bruciapelo, sotto gli occhi della seconda moglie. E, ancora, l'incendio dell'auto usata per raggiungere e poi fuggire dal luogo del delitto: dentro erano poi stati trovati il fucile e i guanti in lattice usati per non lasciare impronte digitali.

Un regolamento di conti atteso 40 anni. Perché Gioffré è morto per qualcosa che aveva commesso quattro decenni prima, in Aspromonte.

Un prestito di denaro, per l'esattezza. Soldi avuti e restituiti con gli interessi della 'ndrangheta, che non sono quelli delle banche. Ma Gioffré si ribellò, uccidendo due persone della cosca Dalmato-Alvaro. Erano gli anni '60. E per quel delitto venne arrestato e condannato. Mentre la 'ndrangheta fece di peggio: gli uccise moglie e figlio. 

A distanza di 18 anni dall'omicidio Gioffré, carabinieri del Nucleo Investigativo di Torino, supportati nella fase esecutiva da quelli di Reggio Calabria, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere - emessa dal gip del Tribunale di Torino su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia - nei confronti di due pregiudicati (di cui uno detenuto a Parma per altra causa) affiliati alla ‘ndrangheta, ritenuti gravemente indiziati dell’omicidio del 77enne.

Nel 2004 i carabinieri, al termine delle indagini, arrestarono Stefano Alvaro, ritenuto uno dei responsabili dell'omicidio: è stato poi condannato a 21 anni di reclusione con sentenza definitiva. 

Ma per gli investigatori c'erano altri due complici. Le indagini dei Ris di Parma, nel maggio 2021, grazie a nuove tecnologie, avevano permesso di rinvenire su alcuni reperti trovati all'epoca nelle vicinanze dell’auto bruciata nuovi elementi indiziari. E, conseguentemente, all'arresto dei due complici. 

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