Tempi di vendita: Torino tra le città ‘più lente’ per vendere casa

I dati

Ci vogliono 133 giorni per vendere casa a Torino. Sotto la Mole ci vogliono mediamente 15 giorni in più per riuscire a vendere gli immobili. La media nazionale nelle grandi città, secondo gli ultimi dati dell'Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa, è di 118 giorni, contro i 109 gg di un anno fa quando ancora la pandemia non era scoppiata. Tra le grandi città i tempi di vendita maggiori si sono avuti a Bari (162 gg) mentre le metropoli “più veloci” sono ancora una volta Milano (60 gg) e Bologna (57gg).

Nell'hinterland torinese la media dei tempi di vendita sale a 171 giorni contro i 129 di Firenze e Napoli, i 146 di Roma, i 153 di Bologna, i 154 di Verona, i 156 di Milano, i 163 di Palermo, i 173 di Bari e i 193 di Genova, fanalino di coda di questa speciale graduatoria.

Tempi di vendita: i dati a Torino e nel torinese

Un indicatore dello stato di salute del mercato immobiliare è rappresentato dai tempi di vendita, ovvero il tempo necessario per collocare con successo la casa sul mercato. L’analisi condotta dall’Ufficio Studi Tecnocasa dal 2010 ad oggi, limitato alle grandi città, evidenzia il picco nel 2012, l’anno peggiore per il mercato immobiliare. Dal 2013 i giorni necessari per vendere un immobile iniziano a diminuire progressivamente. Fino ad arrivare ai giorni nostri: l’ultima rilevazione effettuata conferma un lieve peggioramento che era nelle attese.

A distanza di un anno si evidenzia un incremento dei tempi di vendita di 9 giorni. Nei capoluoghi di provincia c’è una media di 146 giorni, nell’hinterland delle grandi città di 157 giorni. I primi hanno registrato una contrazione di tre giorni a conferma della buona tenuta dei piccoli centri rispetto a quelli più grandi.

Questi dati fotografano una realtà che, dopo una ripartenza veloce delle tempistiche subito dopo il lockdown dello scorso anno, nella seconda parte del 2020 ha frenato a causa di una maggiore prudenza dei potenziali acquirenti, dei timori legati al secondo lockdown, alla tenuta del posto di lavoro e alla maggiore attenzione da parte degli istituti di credito all’analisi dei mutuatari e dei loro datori di lavoro.

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