Case torinesi (e piemontesi), quante sono adatte al lockdown? Lo studio

Molte le case inadeguate

Per l'emegenza Coronavirus i torinesi trascorrono quasi tutto il loro tempo tra le mura di casa. Mentre si attende in mondo crescente la fase 2, in questo periodo sono cambiate le abitudini sociali e i modi di vivere, con le videochiamate che sono diventate l'unico modo per rimanere in contatto con parenti e amici più cari.

Ma le abitazioni dei piemontesi sono adeguate a fronteggiare questa situazione? Secondo l’analisi di Abitare Co., società attiva nell’ambito dell’intermediazione immobiliare, le famiglie piemontesi hanno a disposizione una superficie media di 118,1 mq[1] (la media nazionale è di 117 mq). Tra le 12 grandi città italiane sono i milanesi ad avere la minore superficie media (88 mq), seguiti dai torinesi (91 mq) e dai bolognesi (96 mq), mentre gli spazi si allargano a Palermo (116 mq), Verona (114 mq) e Venezia (112 mq).

Quantentena, le case dei torinesi e dei piemontesi: molte case piccole e sovraffollate

Al di là delle medie statistiche, il dato tendenzialmente positivo sulla superficie vale per tutti? Su questo la fotografia di Abitare Co. mostra aspetti meno rosei. Secondo l’ultimo censimento Istat, quattro abitazioni piemontesi su dieci (39,9%) occupate da persone residenti sono al di sotto degli 80 mq e il 16% non raggiunge i 60 mq. Tra le province, la percentuale di case inferiori a 80 mq è più alta a Torino (47,9%) e a Verbano-Cusio-Ossola (38,6%).

E i nuclei numerosi? Quasi un quarto delle abitazioni piemontesi (24,1%) occupate da più di 4 persone è inferiore a 80 mq, ma con un’incidenza che arriva quasi a un terzo (31,3%) nella provincia di Torino.

Abitazioni, quindi, sovraffollate: nel 2018, sempre secondo i dati dell’Istat, ben il 31,5% dei piemontesi, pari a quasi 1.378.400 cittadini, viveva in questa condizione. Un dato comunque leggermente migliore rispetto alle regioni come le Marche (41,2%), l’Umbria (37,7%) e l’Abruzzo (37,4%).

Ma oltre al sovraffollamento si aggiunge anche la carenza dei servizi primari e strutturali. Anche se rispetto al 2014 c’è stato un significativo miglioramento, nel 2018 oltre 463.800 cittadini piemontesi (10,6% della popolazione) vivevano in abitazioni con problemi strutturali o di umidità. Si è comunque ben lontani dalla fotografia registrata in Calabria, Sardegna e Lazio, dove le percentuali superano il 20%.

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Inoltre, ritornando al censimento del 2011, nelle abitazioni piemontesi occupate da persone residenti oltre 5.250 case erano senza acqua potabile e 18.800 senza acqua calda, oltre 38.350 non avevano un impianto di riscaldamento, in quasi 4.100 si registrava l’assenza di un gabinetto, in oltre 11.700 nessun impianto doccia e/o vasche da bagno.

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