Martedì, 26 Ottobre 2021
Alexia Penna

Opinioni

Alexia Penna

Collaboratore Torino TorinoToday

Torino come il Texas entro pochi anni? Quando il cambiamento climatico diventa un problema esistenziale

Secondo gli scienziati, fra 50 anni le temperature aumenteranno di 8°C

Torinesi amanti del caldo esultate, appassionati di neve e gelo invece, pensate in fretta a un trasferimento. Già perchè Torino, nel 2050, secondo il progetto FutureCities, creato dai ricercatori di Scienze della terra Crowtherlab, avrà un clima molto simile a quello di Dallas, nel Texas: un vero choc se si pensa che le due città si trovano a latitudini differenti. Tradotto in numeri: in base a una stima, nel capoluogo piemontese, fra 50 anni, la colonnina del mercurio - nei mesi più caldi - potrebbe salire fino a quasi 8 gradi centigradi in più, poco più di 1,5°C ogni decennio. Se già nelle ultime estati, sotto la Mole, abbiamo assistito a episodi di caldo talvolta insopportabili, con inverni senza una goccia d'acqua o un fiocco di neve e fiumi in secca, in futuro potrebbe anche andare peggio. 

Una situazione che in realtà riguarderebbe tante città, centri nevralgici delle nostre vite, alcune delle quali, nel giro di 20, 30 o 50 anni, rischierebbero di diventare difficilmente vivibili. Secondo gli scienziati infatti, il 77% delle città del futuro sperimenteranno un clima differente, molto più simile a quello di un altro centro urbano che al loro attuale, mentre il 22% delle altre città vivrà condizioni climatiche senza precedenti. Pensate per esempio alla piovosa e nebbiosa Londra che nel 2050 viene assimilata alla assolata e asciutta Barcellona o alla rigida Amburgo, influenzata dai venti freddi del vicino mare del Nord, paragonata alla nostra ben più mite San Marino. Un bel problema insomma quello dell'emergenza climatica di cui, inutile nascondersi dietro a un dito, l'uomo è direttamente responsabile.

I fenomeni sono già da tempo fuori controllo: uragani, incendi, inondazioni stanno stravolgendo il volto del nostro pianeta originando non solo problemi di tipo 'geologico', ma anche e soprattutto esistenziale. Il cambiamento del clima rischia di diventare un dramma per le comunità già in difficoltà economica. Ne è un chiaro esempio Fair Bluff, una cittadina in Carolina del Nord a circa 600 km a Sud di Washington, fino a qualche anno fa un luogo felice abitato da un migliaio di persone e circondato da campi di tabacco e mais. Un idillio interrotto nel 2016 dall'uragano Matthew: l'inondazione ha travolto tutto. Inutile dire che due anni dopo l'uragano Florence ha dato il colpo di grazia: oltre metà dei residenti se ne sono andati e ora la cittadina è un luogo quasi fantasma. 

Diventa quindi indispensabile 'tirare i remi in barca' e cambiare le nostre abitudini in fretta se si vuole sperare di vedere un'inversione di rotta. Secondo un recente sondaggio internazionale, gli scettici sull'emergenza climatica sarebbero sempre di meno: sempre più persone si dichiarano disposte ad apportare modifiche al loro stile di vita, pur di evitare il peggio e proprio l'Italia, con il 93% dei consensi, risulta essere uno dei paesi più accondiscendenti. A dimostrazione che Greta Thunberg non aveva poi forse tutti i torti. 

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