Domenica, 13 Giugno 2021
Profili di viaggio

Opinioni

Profili di viaggio

A cura di Emanuela Galleano

Capitano Nemo sul Verbano

Steampunk sul lago, strizzando l'occhio a un eroe da romanzo


Nell’immaginario postmoderno di genere, il filone steampunk mette in scena il futuro che poteva essere – diciamo così – dal punto di vista virtuale di un momento di successo per la scienza britannica, cioè l’età vittoriana. L’epoca stessa, in fondo, delle mirabolanti macchine di Verne; mentre si è osservato che per l’Italia si potrebbero meglio immaginare fantasie scientifiche ambientate un secolo prima, nell’età d’oro di Volta, Galvani & Co., fino a ipotizzare un apposito genere voltapunk – e lasciamo la suggestione agli scrittori. Ma anche epoche precedenti sarebbero fertili di spunti, e senza scomodare Leonardo.
Se per esempio già Alessandro Magno sarebbe sceso sott’acqua in un proto-batiscafo presso Tiro assediata – 325 a.C., con l’ammiraglio Nearco che per poco non ci lasciò le penne – per secoli simili immersioni restarono un ricordo e una fantasia. Ma in data 5 agosto 1509, alle tre del pomeriggio di un giorno d’acqua calma, tale Franco Velati di Arona, “maestro navalestro”, sperimentò nelle acque del Verbano, a “cinquanta braccia” dal porto aronese, davanti al castellano e al popolo riunito che teneva il respiro, un nuovo e promettente prototipo. Non è chiaro quale fosse la precisa struttura, ma pare che il modello assomigliasse a quella che un secolo dopo verrà chiamata la “campana catalana”: una macchina in legno cerchiata di ferro, sospesa tra due grosse imbarcazioni – che qui già risultano presenti – e finalizzata a ripescare relitti. Comunque una barra di ferro tra gli scafi sosteneva il tutto, e scendendo sott’acqua con quel proto-Nautilus, Velati restò immerso per alcuni lunghissimi minuti, uscendone infine illeso tra l’ammirazione generale.

Si parla di
Sullo stesso argomento
TorinoToday è in caricamento