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Venerdì, 7 Ottobre 2022
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Dopo i No Mask e i No Vax, Appendino si inventa i No Bike: dividere i cittadini in categorie è la soluzione?

La sindaca è tornata a parlare di piste ciclabili in un lungo post su instagram

Gentilissima sindaca, qui è un 'sì piedi' che le scrive. Sì, perché io alla bicicletta (che un po' mi stressa) e all'auto (che mi stressa allo stesso modo, ma per motivi diversi), preferisco i miei piedi. Vero, lo faccio perché l'organizzazione del mio tempo me lo permette, ma alle due ruote e alla macchina (quando posso) preferisco di gran lunga una bella passeggiata. 

Mi piace camminare, ammirare la città, osservare i comportamenti di chi la vive, indignarmi tra me e me per le cose che non vanno, perdermi nelle mie considerazioni, lasciarmi stimolare da quel che capita e così via. L'unico modo per vivere veramente una città - ma questa è solamente una mia opinione - è viverla a piedi. E devo dirle che giorno dopo giorno sta diventando sempre più complesso farlo. 

Gentilissima sindaca, lei è una persona che ha sempre saputo soppesare le parole; raramente si è lasciata andare a qualche scivolone dialettico; quasi mai l'ho sentita alzare i toni, se non in quelle occasioni in cui era necessario farlo per una qualche strategia politica. È per questo che ieri (sabato 21 agosto) quando ho letto il suo post sui 'no bike' un po' mi sono stupito. Sì, perché lo dico chiaramente, per me quel post è uno scivolone e le spiegherò perché. 

Non mi reputo un 'no bike' e non mi reputo neppure un 'si bike' perché non mi piace il mondo quando è diviso tra pro e contro. Pensi che non sono così netto neppure quando i temi sono ancora più delicati. Io sono un 'all'occorrenza bike' e 'all'occorrenza auto'. So perfettamente che la sua amministrazione ha fatto molto per la mobilità sostenibile sia in termini di piste ciclabili, sia in termini di educazione alla mobilità. Questo non può che essere un suo merito.  

Per costruire la città che però lei immagina, gentilissima sindaca, non basta fare chilometri di piste ciclabili e tracciare limiti di velocità nei controviali, ci si deve impegnare anche nel far rispettare le regole da parte di tutti e mi duole dirlo, ma a Torino le regole non vengono rispettate. 

Quando vado a piedi devo avere a che fare con biciclette e monopattini che vanno contromano, sotto i portici, sui marciapiedi. Quando vado in bici il mio problema sono le automobili che spesso non rispettano semafori, precedenze, stop e parcheggiano sulle piste ciclabili. Quando guido non so più dove guardare perché i monopattini viaggiano sui corsi e sulle vie e spesso in contromano, allo stesso modo delle biciclette. Il problema, sindaca, non sono le piste ciclabili o i viali con il limite di velocità, ma i controlli che dovrebbero essere molti di più. 

Il problema dunque non sono i ciclisti, il problema non sono i monopattinisti e il problema non sono gli automobilisti. Il problema è che molti comportamenti scorretti non vengono sanzionati. L'automobilista che parcheggia sulla ciclabile deve essere multato, il monopattinisti che viaggia sulla via come se fosse un motorino deve essere multato, il ciclista che va in bici sotto i portici o sul marciapiede deve essere multato. 

Non si può affrontare una discussione di questo tipo dividendosi in fazioni. Almeno su questo evitiamolo. La mobilità in una città europea come Torino deve essere integrata, un po' come aveva immaginato lei nel 2017 quando ci parlò del MaaS, il Mobility as a Service. Per farlo si deve potenziare ancora di più la rete delle piste ciclabili, si deve ripensare la viabilità della città, migliorare il trasporto pubblico locale e si devono fare rispettare le regole. 

Cosa fare allora? Come risolvere il problema? Troppo facile dividere il mondo tra pro e contro, quando si amministra ci si deve confrontare con la complessità delle cose. 

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