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La disabilità è arrivata sul grande schermo, ma chi è in carrozzina non può andare al cinema

Solo lo 0,5% dei posti in una sala è riservato a chi ha disabilità motoria

La disabilità è arrivata sul grande schermo, ma chi è in carrozzina il film con Miriam Leone e Pierfrancesco Favino se lo potrà vedere solamente quando verrà caricato su qualche piattaforma online o trasmesso in televisione. Perché? Al 2022 andare al cinema per chi ha una disabilità motoria è ancora una grande impresa a causa della normativa che è vecchia. 

"Ciao Gioele, ti do uno spunto di riflessione", mi scrive Renata, un'amica che utilizza la carrozzina, il giorno prima dell'anteprima torinese di 'Corro da te' il film con Leone e Favino che racconta a modo suo anche la disabilità, "sai quanti posti hanno i cinema per le persone in carrozzina?". 

Renata ha ragione, il fatto che chi si trova in carrozzina non possa vedere al cinema un film che parla di quel tipo di disabilità è amaro e ironico, ancor più se si pensa che la normativa di riferimento è stata approvata quando ancora c'era il Muro di Berlino. Era il 1989 e il mondo era completamente differente, anche per i disabili. 

"All'epoca i disabili che uscivano erano pochi, c'era forse solo mio padre", mi spiega sorridendo Giovanni Ferrero, presidente della Consulta per le Persone in Difficoltà di Torino, riferendosi al suo papà Paolo Osiride, "Oggi ci sono anche gruppi di persone in carrozzina che si vogliono andare a fare la serata. Le strutture hanno un atteggiamento rispettoso della normativa, ma che non tiene conto dell'accoglienza".

Vero, infatti le sale cinematografiche torinesi - a eccezioni di pochi casi che per motivi di interesse storico e architettonico non possono fare lavori strutturali - rispettano la normativa che prevese due posti per ogni 400 riservato a persone con ridotta capacità motoria e spazi liberi per garantire la manovra e lo stanziamento di una/due sedie con le ruote, spiegano da Agis Piemonte (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo).

Due posti su 400, ovvero lo 0,5% dei posti in sala. Questo però non è l'unico dei problemi, c'è anche una questione più tecnica: "La maggior parte dei cinema sono in verticale e questo crea un disagio per chi è in carrozzina perché dovendo stare vicino all'uscita, che è sotto lo schermo, ha anche problemi a guardare il film", aggiunge Ferrero. 

Ma quindi, cosa fare per permettere anche alle persone in carrozzina di andare al cinema? Prima di tutto si dovrebbe immaginare di riformare la norma che è vecchia quanto la guerra fredda e poi si dovrebbe iniziare un percorso di formazione del personale delle sale: "C'è una questione di accoglienza, si deve fare formazione al personale dei cinema per trovare soluzioni alternative. Bisogna capire le esigenze delle persone in carrozzina e trovare soluzioni al di fuori della normativa che è la base dalla quale partire. I paraplegici per esempio si possono spostare tranquillamente dalla carrozzina al sedile, ma a volte per paura non viene consetito loro di farlo". 
 

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