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Giovedì, 26 Maggio 2022
Salute Centro / Piazza Castello

Vulvodinia, appello delle donne piemontesi alla Regione: "Riconosca la nostra patologia"

Ogni mese spendono dai 300 ai 500 euro per curarsi

Spendono ogni mese dai 300 ai 500 euro per le cure mediche, ma la loro patologia non è riconosciuta nei livelli essenziali di assistenza territoriali piemontesi. Sono le donne affette da vulvodinia e neuropatia del pudendo. Le loro richieste sono arrivate fino al consiglio regionale del Piemonte, ma senza alcun risultato positivo. 

Ha sollevare la questione all'interno del parlamentino piemontese è stato Marco Grimaldi, consigliere regionale di Liberi Uguali Verdi: "Sono tantissime le ragazze e le donne costrette a muoversi in una società in cui la 'vulva' e le malattie che la riguardano sono ancora coperte dal tabù. Troppe a causa del dolore non riescono a sedersi, ad avere rapporti sessuali, a vivere la propria quotidianità, a dire il proprio male, a vederlo riconosciuto sul luogo di lavoro", spiega il politico che poi aggiunge. 

"Vulvodinia e neuropatia del pudendo sono malattie croniche e invalidanti, che possono colpire le donne di ogni età e attualmente riguardano il 14-16% della popolazione. Abbiamo chiesto che queste malattie siano inserite tra le patologie che danno diritto all’esenzione dal ticket, ossia che siano inserite nei LEA e che il Piemonte faccia da apripista anche sostenendo come extra Lea le cure". 

La richiesta di Liberi Uguali Verdi però non è stata assecondata dall'assessore alla Sanità del Piemonte, Luigi Icardi, che ha detto di non poter coprire le spese, ma ha garantito che la Regione se ne farà promotrice presso il Comitato LEA e la Conferenza delle Regioni.

Una risposta che non soddisfa il Comitato Vulvodinia e Neuropatia del pudendo: "Bene che la Regione si faccia promotrice delle nostre istanze presso lo Stato, ma non crediamo più a chi ripete ormai da anni che non ci sono soldi", si legge in una nota, "Quello che queste frasi significano nella realtà è che, quando si deve scegliere come allocare le risorse esistenti, la priorità non siamo mai noi. Il diritto alla salute, in quanto diritto fondamentale, dovrebbe avere priorità sulle altre voci di spesa del bilancio pubblico, invece, non a caso, non si trovano mai i soldi, specie per le questioni che riguardano primariamente le donne". 

La prossima mossa del comitato sarà quella di promuovere verso i partiti politici presenti in consiglio regionale una mozione per impegnare la Regione Piemonte a costruire dei protocolli regionali per la presa in carico multidisciplinare delle pazienti, che includano le terapie ostetriche e fisioterapiche oggi non garantite nel pubblico, a costituire un registro regionale per la raccolta dati, a stanziare delle risorse per la formazione medica sulle nostre patologie e per le campagne di prevenzione nelle scuole, negli ospedali e nei consultori pubblici.

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