Coronavirus, il punto dell'Oms: cosa abbiamo scoperto in 3 mesi

C'è molto da fare

immagine di repertorio

Il nuovo Coronavirus era totalmente sconosciuto anche al mondo scientifico fino a pochi mesi fa. Il 9 gennaio scorso le autorità sanitarie cinesi individuarono un nuovo ceppo di Coronavirus mai identificato prima nell'uomo: da allora sono passati 3 mesi.
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha riepilogato le informazioni disponibili fino a oggi in un approfondimento pubblicato nel report quotidiano.
I numeri del contagio nel mondo mostrano che c'è ancora molto da studiare e da approfondire a livello scientifico per conoscere le rotte che il coronavirus sfrutta per continuare ad alimentare la pandemia.

In particolare, l'attenzione è rivolta a malati sintomatici, persone nella fase pre-sintomi, portatori inconsapevoli del nuovo Coronavirus. Naso e gola, superfici e oggetti contaminati sono le principali rampe di lancio.

Per quel che riguarda il potenziale infettivo, si è più contagiosi all'inizio della malattia e, mentre al momento è stata documentata la trasmissione in fase pre-sintomatica, non è ancora avvenuto per quella che parte da asintomatici, anche se non si esclude questa possibilità.

Il periodo di incubazione che intercorre tra l'esposizione al virus e l'insorgenza dei sintomi è in media di 5-6 giorni, tuttavia può arrivare a 14 giorni. 

"Durante questo periodo, noto anche come 'presintomatico', alcune persone infette possono essere contagiose. Pertanto si può dire che la trasmissione da un caso pre-sintomatico può verificarsi prima dell'insorgenza dei sintomi. In un numero limitato di casi clinici e studi - informa l'Oms - è stata documentata la trasmissione pre-sintomatica attraverso il contatto. E questa dinamica è supportata anche da dati che suggeriscono che alcune persone possono essere positive al test per Covid da 1 a 3 giorni  prima che sviluppino sintomi".

Per quel che riguarda gli asintomatici, ovvero le persone infette senza sintomi evidenti della malattia, "vi sono poche segnalazioni di casi confermati in laboratorio e asintomatici e fino ad oggi - puntualizza l'Oms - non è stato riscontrato alcun caso di trasmissione asintomatica documentata. Ciò non esclude la possibilità che possa verificarsi". 

L'agenzia assicurerà un monitoraggio costante su questo fronte, anche perché - conclude l'ente - ha un peso sugli sforzi di tracciamento dei contatti che si stanno affrontando in molti Paesi.“

Coronavirus, perchè si valuta un uso ancora più esteso delle mascherine

L'Oms ha ricordato che le mascherine devono essere indossate correttamente, cambiate frequentemente, rimosse correttamente e smaltite in modo sicuro.

Intanto, un nuovo studio del Mit sembrerebbe dimostrare che le goccioline emesse con un colpo di tosse o con uno starnuto possono 'viaggiare' nell'aria per distanze ben più ampie di quanto si pensi. La tosse si diffonderebbe fino a 6 metri e lo starnuto fino a 8 metri.

I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Cambridge, negli Stati Uniti, hanno utilizzato telecamere ad alta velocità e altri sensori per valutare con precisione cosa succede dopo una tosse o uno starnuto. Scoprendo che l'espirazione genera una piccola nuvola di gas in rapido movimento che può contenere goccioline di liquido di varie dimensioni, e che le goccioline più piccole possono essere trasportate su lunghe distanze. Alla luce dei risultati raccolti, la scienziata che ha guidato lo studio, Lydia Bourouiba, è convinta che in alcune situazioni, specialmente in ambienti chiusi e in stanze scarsamente ventilate, indossare mascherine ridurrebbe i rischi.

Per questo l'Oms sta al momento valutando se rivedere le raccomandazioni sull'uso delle mascherine.

Le indicazioni dell'Oms dicono che solo le persone malate e che mostrano sintomi dovrebbero indossare mascherine, oltre al personale sanitario e a chi si prende cura dei pazienti. 

La nuova ricerca del Mit verrà valutata con attenzione dall'Oms.

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