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Vaccino Covid in Piemonte, si parte il 27 dicembre in 7 ospedali e 3 case di riposo: ecco quali

Ora però c'è preoccupazione per la "variante inglese"

Il giorno tanto atteso del Vaccine Day si avvicina e saranno dieci le strutture in Piemonte dove verranno somministrate le prime dosi del vaccino anticovid Pfizer. Ad annunciarlo in Regione, in Quarta Commissione, l'assessore alla Sanità, Luigi Icardi, e il coordinatore per la gestione dell'area giuridico-amministrativa dell'Unità di crisi, Antonio Rinaudo. Le prime 910 dosi, il prossimo 27 dicembre, verranno distribuite in sette ospedali e tre case di riposo.

Le strutture piemontesi coinvolte

 “Le strutture ospedaliere coinvolte – hanno aggiunto Icardi e Rinaudo – saranno l’Amedeo di Savoia, il San Giovanni Bosco, il Mauriziano e la Città della Salute a Torino, l’Arrigo ad Alessandria, il Maggiore della Carità a Novara e il Santa Croce e Carle a Cuneo. Le case di riposo, invece, quella della Città di Asti, la De Pagave di Novara e quella di Rodello a Cuneo. Sono già stati costituiti i team di chi vaccinerà e raccolti i dati di chi si sottoporrà alla vaccinazione, che verranno poi registrati sulla piattaforma nazionale”.

Dopo le Feste al via la fase 1 

E dopo il Vaccine Day, terminate le festività natalizie, probabilmente già dal 2 o 3 gennaio, avrà inizio la prima fase della vaccinazione che si estenderà a 28 presidi ospedalieri e “che riguarderà il personale sanitario di tutti i presidi ospedalieri e tutto il personale sanitario, amministrativo e di servizio che vi opera, inclusi i volontari delle Croci e il personale delle Case di cura private per ottenere un sistema di Ospedali quanto più possibile covid free”. La Regione ha acquistato 30 speciali frigoriferi indispensabili per conservare i sieri a bassissime temperature, fino a -80°C. 

In Piemonte arriveranno così 400.000 dosi che verranno somministrate, da gennaio, a 200.000 persone e tra i primi a sottoporsi al vaccino anche l'infettivologo dell'Amedeo di Savoia, Giovanni Di Perri che comunque precisa: "Prima che l'effetto della somministrazione del vaccino sia avvertibile a livello di popolazione ci vorrà del tempo. Per cui bisognerà prepararsi a vivere in un certo modo quest'inverno e questa fase in cui il virus circola ancora con una certa vivacità. Si deve cercare di ridurre la circolazione del virus - continua - e a quel punto però bisogna inventarsi qualcosa di nuovo perché la gestione che abbiamo avuto da giugno a ottobre abbiamo visto cosa produce". 

La variante inglese

Ma ad agitare le acque, come è ben noto, ora c'è la variante inglese del coronavirus, altamente contagiosa, che si teme non possa essere coperta dal vaccino Pfizer. Tuttavia, anche se mancano ancora evidenze scientifiche, c'è un cauto ottimismo: il vaccino infatti, era già stato efficace su altre mutazioni. Il virus è già mutato diverse volte e Pfizer ha assicurato che i suoi sieri si sono dimostrati utili anche contro queste nuove varianti. Non resta che aspettare i dati.

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