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Psicosi guerra e paura degli scioperi: alcuni prodotti scompaiono (senza motivo) dagli scaffali dei supermercati

Alcuni esercizi commerciali sono stati costretti a introdurre un razionamento, con danni per i ristoratori

Psicosi guerra nei supermercati di Torino e provincia. In modo del tutto immotivato, come anche detto nei giorni scorsi dal presidente del consiglio Mario Draghi, nel fine settimana tra sabato 12 e domenica 13 marzo 2022 c'è stata la corsa all'accaparramento in particolare di farina, olio, zucchero, pasta e riso, tant'è che alcuni esercizi sono stati costretti a limitare il numero di prodotti venduti a due per tipo per ogni scontrino. I banchi sono stati comunque in gran parte svuotati.

La limitazione è diventata un problema soprattutto per chi ha attività di ristorazione, che non può eseguire un adeguato approvvigionamento di prodotti per cucinare oppure è costretto a girare per più punti vendita. Si tratta però solo di psicosi da parte della clientela perché al momento non c'è alcun problema per ottenere questi beni. Parte della paranoia è dovuta anche alla ventilata ipotesi di uno sciopero dei tir per protestare contro il caro carburanti, ma al momento questo non sembra all'ordine del giorno.

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Confesercenti: "Grave impatto sull'economia piemontese"

Secondo la Confesercenti l’effetto della corsa dei prezzi di energia, gas e carburanti, esasperata dalla crisi ucraina, rischia di costare al Piemonte quest’anno due miliardi di euro di minori consumi e 3,3 miliardi di minore Pil. "A fine 2021 il Pil della nostra Regione era ancora di oltre quattro miliardi di euro inferiore ai livelli del 2019, mentre ai consumi mancavano oltre cinque miliardi e mezzo - sostengono dall'organizzazione -. E il percorso di risalita, adesso, potrebbe essere bruscamente interrotto dal caro energia e dalle ulteriori tensioni generate dal conflitto russo-ucraino. Si tratta di un ulteriore ostacolo per le imprese, che già vengono da un periodo di difficoltà: in Piemonte la pandemia è costata il posto a quasi 26mila lavoratori indipendenti in due anni".  

A soffrire, in particolare, sono state le imprese di commercio, turismo e ristorazione. Quest’ultimo settore ha visto diminuire la spesa di 2,4 miliardi nel 2020, un crollo non compensato dal piccolo recupero (poco più di 600 milioni) dello scorso anno. Anche il commercio è rimasto al palo: a fine 2021 le vendite non alimentari dei negozi erano ancora di circa 500 milioni inferiori rispetto al 2019. "I costi fissi, invece, sono destinati a lievitare - sostiene Confesercenti -: per un’impresa media della ristorazione, già si stima per il 2022 un aggravio aggiuntivo di +11.500 euro per le bollette, con una variazione del +78% sull’anno per l’energia elettrica e del +71,5% per il gas". 

"Il conflitto in Ucraina - dice il presidente di Confesercenti Giancarlo Banchieri. - è in primo luogo una tragedia umanitaria, che si sta però trasformando sempre di più in una catastrofe economica, con un forte impatto anche sul Piemonte. Dopo due anni terribili, le imprese si trovano a fronteggiare una nuova emergenza. Dobbiamo fare tutto il possibile per contenere la tensione dell'inflazione, che quest'anno rischia di toccare l'8%. Abbiamo già proposto un patto sociale tra governo, imprese, sindacati e banche per contenere la corsa dei prezzi. Ma occorrono anche nuovi e più incisivi interventi per contenere i costi energetici per famiglie e imprese, a partire da misure per calmierare il costo della materia prima e dalla riduzione temporanea di accise ed Iva su gas, energia e carburanti".

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