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La lavagnetta esposta fuori dal ristorante Cot' Cos di via Nizza a Torino

La lavagnetta esposta fuori dal ristorante Cot' Cos di via Nizza a Torino

La protesta del ristoratore contro la lotteria degli scontrini: "Chi li richiedesse per questo può andare aff..."

Contro il 'balzello' da 300 euro

"Chi richiedesse lo scontrino per la lotteria può andare aff...": è il testo scritto sulla lavagnetta fuori dal locale, in questi giorni di inizio febbraio 2021, da Mauro Ronco, 63enne titolare del ristorante Cot' Cos di via Nizza a Torino, locale quasi unico in Italia perché serve qualsiasi tipo di carne che sia autorizzata (dal canguro allo struzzo, dalla renna al bisonte).

La presa di posizione non è passata inosservata, tant'è che sono in molti che hanno fotografato quella frase e l'hanno condivisa sui social network. Come spiega il titolare, intervistato da TorinoToday, non si tratta assolutamente di un invito a evadere le tasse o ad aggirare le leggi.

"In questo ristorante si fa lo scontrino dal primo all'ultimo cliente e si accettano bancomat e carte di credito - spiega Ronco - ma non esiste che io debba aggiorare la cassa pagando 300 euro di tasca mia per provocare, eventualmente e chissà poi quando dopo un sorteggio, un beneficio a un cliente. Lo Stato mi dia le condizioni di farlo gratuitamente e io aggiorno senza problemi. E lo dico subito: se mi obbligano a farlo chiudo il ristorante".

Ronco, che aveva aperto il Cot' Cos per passione tre anni fa dopo una vita da idraulico, aveva dato lavoro a quattro persone fino all'inizio della pandemia. "Poi ho dovuto mettere tutti in cassa integrazione e ora, da quando abbiamo potuto fare nuovamente il pranzo, ho richiamato in servizio il cuoco. Per noi, purtroppo, l'asporto non è una strada percorribile: abbiamo tutte le carni del pianeta, ma se vendo una bistecca e uno la porta a casa mangia un copertone Pirelli. Siamo diventati il nono ristorante di Torino per recensioni positive, non vogliamo tornare indietro".

Ronco, che si definisce "un ragazzino" a dispetto del'età, grazie anche al suo passato ha realizzato varie idee per il suo locale e anche per affrontare la pandemia. Ad esempio, la carne viene cotta su una griglia particolare, a sabbia, che non sviluppa idrocarburi policiclici aromatici perché non sviluppa la carbonizzazione: in sostanza, non carbonizza perché non c'è il fuoco. "Prima del coronavirus - conclude - avrei voluto aprire un altro locale in città, con le stesse caratteristiche. Ora facciamo solo il pranzo e siamo scesi da 35 coperti a non più di 20. Abbiamo l'ozonizzazione, i paraventi e il pexiglass: ormai siamo una sala operatoria, non un ristorante. Ma nonostante questo oggi ho il ristorante pieno e c'è chi arriva da tutto il nord Italia pagando anche 200 euro a persona".

Non si tratta della prima protesta del ristoratore: la sera di Natale scorso Ronco si era presentato davanti al Duomo di piazza San Giovanni con un cartello, protestando perché la chiesa era aperta di sera "con meno protocolli di quelli che ho applicato io da inizio pandemia". E adesso si dice deciso a continuare questa battaglia: "Sono pronto, contro poteri forti delle chiese, a scomunicarmi con lettera al vescovo e al parroco della chiesa in cui sono stato battezzato se non ci consentiranno di aprire, naturalmente in piena sicurezza. Ma è evidente che molti più focolai si creano nelle chiese rispetto ai ristoranti che hanno fatto e speso tanto per rispettare le regole". 

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