Riders delle consegne a domicilio, 101 scrivono a Conte: "Vogliamo fermarci, non siamo sacrificabili"

Chiedono stop e sostegno al reddito

immagine di repertorio

Un gruppo di 101 riders torinesi ha scritto una lettera al presidente del consiglio, Giuseppe Conte, e alla ministra del lavoro Nunzia Catalfo segnalando la mancanza di fornitura di dispositivi di protezione individuali a parte delle aziende per cui lavorano oltre che le storiche condizioni di precariato e sottopagamento.

La scelta di considerare essenziale la loro attività, decisa dal governo, secondo i firmatari "implica disinteressarsi ancora una volta della salute di questi lavoratori, considerati in realtà sacrificabili. Ma non solo: così viene trascurata anche la salute delle loro famiglie e coabitanti, dei clienti ai quali portano i pasti e infine della società nel suo insieme. Quanti lavoratori è disposto a sacrificare questo governo per garantire una pizza a settimana a chi ancora se la può permettere, ma soprattutto per assicurare guadagni a quattro multinazionali? Verrà data priorità ai profitti di queste aziende, o invece si preferirà tutelare la vita delle persone?".

I firmatari fanno un appello affinché "si fermi nel minor tempo possibile con un decreto legislativo tutte le attività di consegna di
pasti pronti a domicilio" e affinché "i rider vengano inclusi nelle misure di supporto al reddito già previste per la maggior parte dei lavoratori autonomi".

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La lettera è firmata anche da Cub Piemonte, Si Cobas Torino, Usb Piemonte, Potere al Popolo!, Partito Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Federazione Torino e Si-Studenti Indipendenti.

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