Venerdì, 22 Ottobre 2021
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I pinguini come gli esseri umani, anche loro riconosco i propri simili: la scoperta dei ricercatori torinesi

Lo studio dell'Università di Torino

I pinguini africani riconoscono i loro simili attraverso i sensi, allo stesso modo di come facciamo noi essere umani. A scoprirlo alcuni ricercatori dell'Università di Torino. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceeding of the Royal Society B. 

Quella che i ricercatori torinesi hanno scoperto nei pinguini africani è una caratteristica tipica dell'uomo. Il cervello umano infatti è in grado di memorizzare le informazioni in modo tale che possano essere recuperate da diversi sensi. Questa integrazione multisensoriale ci permette di formare immagini mentali del mondo ed è alla base della nostra consapevolezza cosciente e della nostra comunicazione sociale, fondamentale per l’interazione con i nostri simili. 

I ricercatori sono giunti alle proprie conclusioni studiando diverse coppie di pinguini che hanno trascorso del tempo insieme in una zona isolata. Successivamente uno dei due pinguini è stato rilasciato dalla zona lasciando l'altro da solo. I ricercatori a questo punto hanno rilasciaro una chiamata vocale dalla direzione in cui il pinguino precedente era stato lasciato. Il pinguino che era rimasto solo ha risposto più velocemente alla chiamata se non corrispondeva all'identità del pinguino che aveva appena visto uscire. 

"Questa forma di riconoscimento individuale - dichiara il Dott. Luigi Baciadonna, ricercatore del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi UniTo e autore principale dell'articolo - è stata precedentemente descritta solo in pochi mammiferi e nei corvi. Il fatto che un uccello filogeneticamente così distante, il pinguino africano, possa formare immagini mentali di altri individui suggerisce che questo complesso sistema di riconoscimento sociale possa essere molto più diffuso di quanto avessimo immaginato".

"I nostri risultati - afferma il Dott. Livio Favaro, coautore senior della ricerca per l’Università di Torino - mostrano che questi pinguini non si affidano, come si pensava in precedenza, solo alle informazioni vocali per la comunicazione. Il nostro lavoro apre anche nuove strade per indagare la cognizione complessa in una specie di uccelli non precedentemente nota per la loro intelligenza".

"I pinguini africani - prosegue la Dott.ssa Cristina Pilenga, coautrice della ricerca con sede allo ZooMarine di Roma, dove si è svolto lo studio - sono classificati come specie in pericolo dalla IUCN, e quindi la conoscenza delle loro capacità cognitive può essere particolarmente preziosa per aumentare la consapevolezza del loro stato di conservazione".

"Estendere lo studio della cognizione a specie comportamentalmente distinte - conclude il Prof. Marco Gamba, docente di Zoologia all’Università di Torino - ha il potenziale di rivelare come i sistemi sociali e le pressioni ambientali in cui vivono gli animali abbiano modellato le differenze nella cognizione attraverso l'evoluzione".

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