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Fase 2, la crisi degli asili nido privati e il grido d'allarme: "Rischiamo di non riaprire"

La richiesta di aiuto su Change.org con una petizione

La chiusura forzata delle scuole, causata dal perdurare dell'emergenza sanitaria, sta mettendo in ginocchio il settore dei servizi all'infanzia. In particolare a risentirne sono gli asili nido e le scuole d'infanzia privati che nel post lockdown rischiano di non riaprire.  Il Coordinamento di Assonidi per Torino e Provincia, l’Associazione Confcommercio degli asili nido e scuole d’infanzia privati, lancia l'allarme su Change.org con una petizione che in 24 ore ha già superato le 1200 firme: “Non ci dicono come apriremo, non ci dicono quando apriremo", si legge nel testo.

La petizione si rivolge, tra gli altri, al Presidente del Consiglio Conte e al Presidente della Regione Cirio e sottolinea quanto le strutture per l'infanzia siano state completamente dimenticate dal Governo in questa nuova fase di riapertura legata all’emergenza pandemica. Nel decreto Cura Italia infatti sono previsti molti aiuti importanti per tanti settori, ma il servizio all'infanzia non è stato incluso: il credito di imposta per il canone di locazione ad esempio, non è previsto per questo settore. 

E' disperato il grido di Assonidi che, denunciando l'assenza di progettualità del Governo nei confronti delle strutture per l'infanzia private e paritarie, chiede strumenti idonei volti a programmare la riapertura dei servizi in modo sicuro e duraturo. Nel dettaglio si chiedono: un protocollo condiviso sostenibile finanziariamente, un'integrazione salariale sino a settembre 2020 e aiuti concreti e sostegno delle strutture e delle famiglie per tutta la durata dell'emergenza Coronavirus. “Abbiamo diritto a risposte - scrivono nel testo della petizione -, per noi e per le nostre famiglie. Non siamo disposti ad andare allo sbaraglio!”.

Su questo tema è già intervenuto Silvio Magliano, consigliere regionale (Moderati) e capogruppo in Comune:

"Nidi e materne stanno raschiando il fondo della cassa. Se il Comune di Torino, comunicando per tempo lo scorso 15 aprile i dati relativi al numero dei bambini frequentanti, ha fatto per tempo la sua parte, adesso tocca alla Giunta Cirio accelerare e trovare le risorse. I mesi di saldo sono oltre quattro e l'attuale misura regionale da 15 milioni porterà risorse equivalenti ad appena 240 euro a bambino per le materne e a 400 euro a bambino per i nidi". 

"In altre parole - va avanti -: poco più della retta di un mese per le materne e poco meno della retta di un mese per i nidi. Parliamo di realtà con ridotta liquidità disponibile, difficilmente bancabili e ancora in attesa della Cassa Integrazione in Deroga. Il Comune ha fatto il suo dovere in tempi celeri: ora tocca alla Regione fare in fretta. Se davvero questa Giunta ha a cuore la fascia 0-6, come più volte rivendicato, agisca di conseguenza. Mi batterò perché i fondi aumentino. Gestori e famiglie non possono attendere oltre".
 

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