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Lunedì, 29 Novembre 2021
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Raffaele Ruberto nuovo prefetto di Torino: "Ok alle manifestazioni, ma evitare la paralisi dei centri storici"

Grande esperienza anche su questioni di mafia

Raffaele Ruberto, barese di 65 anni, sposato con tre figli, è il nuovo prefetto di Torino. Prende il posto di Claudio Palomba, trasferito a Napoli. Nell'arco di oltre 34 anni di carriera, ha prestato servizio in undici sedi, svolgendo la propria attività sia nell'amministrazione statale centrale sia in quella periferica e ricoprendo delicati incarichi anche nel settore del contrasto delle infiltrazioni mafiose. Sul territorio, ha prestato servizio al nord (Piemonte ed Emilia-Romagna) e in tutte le regioni del sud Italia (Campania, Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata), maturando la propria esperienza in grandi e in piccole prefetture, al ministero dell'interno e in incarichi speciali a Napoli e in Calabria. È già stato a Torino come vicario tra il 2010 e il 2012.

"Il rispetto e la stima della popolazione - esordisce - vanno guadagnati sul campo. Il compito principale della prefettura è tessere delle relazioni istituzionali. Per fare questo non è sufficiente dialogare soltanto con le istituzioni ma anche con i cittadini. Non avendone la possibilità di farlo in prima persona, lo farò tramite gli organi di informazione. Per questo dico: sono qui, adesso camminiamo insieme".

Ribadisce che cercherà sempre confronto e unità con i suoi interlocutori: "L'atteggiamento da avere nei confronti di un fenomeno viene dettato dal prefetto e tradotto in ordinanze di servizio dal questore, con cui c'è un dialogo multilaterale. Non ho mai concluso un comitato con voto a maggioranza relativa ma sempre all'unanimità. Vengo da un'area geografica del sud con notevoli criticità. Si può pensare che in un'area evoluta come questa di Torino sfumi un po' il ruolo del prefetto, ma la complessità delle aree metropolitane dà luogo a problemi e criticità che non sono da meno alle aree dove ci sono infiltrazioni della criminalità organizzata. Le mafie, ad esempio, vanno dove c'è il denaro, al sud tendono solo a rimarcare il loro potere sul territorio".

Per quanto riguarda la gestione delle manifestazioni pubbliche, "la linea finora adottata è condivisibile, ossia garantire il loro svolgimento ma evitare che possano paralizzare i centri cittadini. Non si può vedere tutto bianco o tutto nero, bisogna fare convivere le due esigenze. Ciò che mi preoccupa di Torino è la complessità dell'area metropolitana, che può portare a prestare attenzione solo ai fenomeni più eclatanti mentre non bisogna sottovalutare nessun aspetto. L'opinione pubblica torinese ha una tradizione di grande civiltà. Tutto si affronta se c''è coesione sociale tra istituzioni e cittadini".

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