Cosa occorre sapere sul “salotto di Torino”: 9 i particolari fondamentali

Alla scoperta della Torino barocca

Piazza San Carlo

Piazza San Carlo è un simbolo di Torino. Tutti la conoscono, tutti ci passano, ma quanti conoscono la sua storia e le sue curiosità? Ecco in seguito nove cose che forse non sapevate su una delle piazze più belle di Torino.

Le colonne della piazza

La sistemazione di piazza San Carlo, cuore della «città nuova», fu iniziata nel 1620 da Carlo Cognengo, conte di Castellamonte, che dotò il vasto rettangolo (76 per 186 metri) di eleganti e ariosi portici sui lati maggiori, che diffondevano sotto le ampie volte abbondante luce solare dalle colonne binate e dai tondi palladiani; per esigenze strutturali le colonne vennero in parte inglobate in pilastri e gli oculi riempiti (1764) con l’intervento di Benedetto Alfieri, che riuscì a sfumare le nuove masse murarie con una plastica decorazione (panoplie trapezoidali sugli oculi, teste umane e animali nei sottofinestra del piano nobile, conchiglie e volute al piano secondo).

La piazza e le porte della città

All’inizio della piazza, l’odierna via Santa Teresa, l’antica via incontrava le mura con la porta Marmorea, che fu demolita e sostituita dalla porta Nuova al termine della contrada Nuova.

4 nomi per una piazza

La piazza Reale, poi «d’Arme» e durante l’occupazione francese «place Napoleon», fu dedicata al santo milanese Carlo Borromeo, che venne a  Torino a piedi per adorare la Sindone (1578).

Le chiese e i conventi

A Carlo Borromeo è dedicata anche una delle due chiese gemelle allo sbocco del secondo tratto di via Roma: la chiesa di San Carlo. L’altra, dedicata a Santa Cristina, fu iniziata nel 1639 per volere della reggente «Madama Reale», in seguito alla morte del primogenito Francesco Giacinto; alle due chiese erano annessi i due conventi degli Agostiniani scalzi e delle Carmelitane scalze, soppressi nel periodo napoleonico. Le chiese, progettate dai Castellamonte, rimasero a lungo senza facciata definitiva: quella di Santa Cristina fu realizzata da Juvarra tra il 1715 ed il 1718; quella di San Carlo fu edificata nel 1834 da Ferdinando Caronesi, che ripropose il modello juvarriano.

Un'innovazione urbanistica

Questa scenografia urbana composta e raffinata, che è da sempre considerata «il salotto di Torino», rappresentò anche un’innovazione urbanistica, se si considera che l’eccezionale impianto barocco di piazza del Popolo a Roma, incentrato sulle due chiese gemelle, vide la posa della prima pietra di Santa Maria di Monte Santo, sotto la direzione di Carlo Rainaldi, solo nel 1662.

Un vero e proprio teatro a cielo aperto  

La piazza fu spesso utilizzata come teatro per caroselli allegorici e cerimonie mitologiche, per celebrare e festeggiare gli eventi di corte, che nel periodo barocco erano accompagnati da magnificenti apparati e architetture effimere, allestite specialmente dai Castellamonte e in seguito da Juvarra.

Emanuele Filiberto sfodera o rinfodera la spada?

Al centro della piazza, tra le facciate simmetriche, si eleva con maestosa enfasi dal 1838 la statua equestre in bronzo che celebra Emanuele Filiberto, nell’atto di rinfoderare la spada dopo la vittoriosa battaglia di San Quintino; commissionata da re Carlo Alberto allo scultore Carlo Marochetti, è da allora comunemente chiamata caval’d brons.

Dov’è il circolo del Whist?

Al numero 183 di piazza San Carlo è insediato palazzo Isnardi di Caraglio (8), sede del Circolo del Whist, tra i palazzi barocchi più sfarzosi di Torino, realizzato dai Castellamonte e ristrutturato da Alfieri a metà Settecento divenne nel primo Ottocento sede dell’Accademia Filarmonica.

Quali sono stati gli ultimi lavori sulla piazza?

I portici di piazza San Carlo, profondi e riparati, sono tutt’ora uno degli spazi privilegiati per i caffè torinesi, che si estendono tradizionalmente in modo garbato all’esterno dei locali storici; i lavori ultimati nel 2004, che hanno dotato la piazza di un funzionale parcheggio sotterraneo a prolungamento del sistema interrato degli anni Trenta, hanno consentito di pedonalizzarne la superficie, rifinita in porfido e lastre in pietra, tra cui s’inseriscono con garbo le scale d’accesso alle rimesse interrate.

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