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Oulx, accoglienza migranti: la petizione contro la chiusura della casa cantoniera supera le 2mila firme

In zona, da settembre, sono passate circa 5mila persone

In sole 48 ore dal suo lancio, ha superato le 2.000 firme la petizione lanciata su Change.org da un gruppo di volontari della Valsusa che chiedono al Prefetto di Torino di non chiudere la casa cantoniera di Oulx, che ogni giorno ospita decine di migranti provenienti dalla rotta Balcanica. 

“Da settembre 2020 a tutto gennaio 2021 - si legge sulla piattaforma online - c’è stato il passaggio in Oulx di circa 5000 persone, prevalentemente nuclei famigliari con minori e donne anche in stato di gravidanza provenienti dalla rotta Balcanica: dalle 50 alle 100 persone che si sono fermate quotidianamente al rifugio Fraternità Massi e alla casa cantoniera occupata.”

“Nonostante il Comune di Oulx si sia reso parte attiva della rete di accoglienza rendendo possibile l’apertura del rifugio Fraternità Massi nei locali dei Salesiani”, proseguono, “sono ancora molteplici le criticità: il rifugio è chiuso dalle ore 10 alle ore 16”, spiegano. “Di conseguenza, esiste un’unica realtà (extra-legale) che è in grado di accogliere H24 le persone in transito. Il preannunciato sgombero della casa cantoniera occupata avrebbe come conseguenza la presenza per strada, all’addiaccio, di decine di donne, uomini e bambini che non avrebbero altro posto dove andare.”

Emergenza umanitaria

Una situazione che allarma i promotori della campagna online, considerata la situazione di grave emergenza umanitaria che coinvolge il territorio dell’Alta Valle con la presenza di flussi migratori intensificatisi significativamente in questi mesi invernali. " In Oulx - spiegano - manca  un’assistenza sanitaria adeguata ai bisogni delle persone in transito. Quotidianamente accompagniamo alla guardia medica ragazzi (anche minori) con problemi di congelamento o necrosi agli arti, donne in avanzato stato di gravidanza, bambini con patologie legate al freddo, persone con gravi lesioni e infezioni alle gambe e ai piedi dopo aver trascorso giorni in cammino nei boschi balcanici o aver subito violenze da parte della polizia croata e bosniaca”.

“Se la popolazione non ha percepito la dimensione del flusso quotidiano, è anche grazie all’opera dei volontari e alla solidarietà dei tanti cittadini che ogni giorno offrono accoglienza, assistenza, vestiario, ascolto, informazioni alle migliaia di persone che transitano.” Specificando quindi che la chiusura della casa cantoniera “potrebbe portare a sentimenti di esasperazione nella popolazione residente e a un rischio elevato per la salute delle persone costrette a rimanere per strada. Si fa presente che i volontari hanno sempre lavorato in collaborazione con gli attivisti della casa cantoniera nell’ottica di proteggere e garantire un minimo di rispetto dei diritti umani in una situazione in cui sono forti le derive di intolleranza e di razzismo”.

“Ad oggi - concludono - il progetto di accoglienza presso il rifugio Fraternità Massi ha una durata limitata al mese di aprile 2021. Non abbiamo alcuna certezza di cosa accadrà da maggio e su come potremo continuare la nostra attività solidale. La nostra preoccupazione è anche supportata dalle notizie che arrivano dal fronte balcanico, e in particolare dalla Bosnia, riportate da tutti i mezzi d’informazione che lasciano presagire un drammatico aumento dei flussi in Italia.”

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