IL CASO

Neonato morto soffocato a Roma, le torinesi “mammadimerda”: “Partorire non è ti mollo il neonato e fatti tuoi”

Sulla pagina Instagram centinaia di commenti delle mamme all’ospedale Pertini

Si accende il dibattito sul web dopo il caso del bimbo morto a soli tre giorni dalla sua nascita all'Ospedale Pertini di Roma. Sulla pagina Instagram, "mammadimerda", 173.000 follower, sono centinaia i commenti delle donne che vogliono mostrare il loro sostegno alla madre raccontando le loro storie e i casi di quella che viene definita violenza ostetrica.

Francesca Fiore e Sarah Malnerich, due mamme torinesi, della Val di Lanzo, come tante altre, dal 2016 hanno conquistato il web con la loro ironia dissacrante, raccontando le gioie e le fatiche della maternità. Questa volta sulla loro pagina, dove viene raccontata una maternità lontana dall'immagine della madre perfetta e infallibile, dopo la tragedia di questi giorni, trovano spazio le esperienze  negative delle mamme, soprattutto quelle immediatamente dopo il parto.  

“Ricordiamocelo prima di sentirci in colpa o inadeguate perchè siamo devastate e non riusciamo a prenderci cura dei nostri figli. Il rooming in all’italiana, ovvero ti mollo il neonato e fatti tuoi, anzichè favorire il legame, favorisce il trauma delle madri, spesso sole che si disperano tra i dolori e il non sapere come fare. Scegliete ospedali in cui siete libere di scegliere quando riposare e quando accudire il neonato”, hanno scritto in un lungo post sulla pagina mammadimerda.

C’è chi commenta, ad esempio, chiedendosi, “Ma come siamo arrivate a questo punto? Tutte abbiamo avuto esperienze negative. Una volta le donne partorivano in casa, assistite da mamme, sorelle, zie, vicine...facevano anche 10 figli! Oggi non ci stupiamo se ne facciamo uno perché traumatizzate, sole o pentite!”, o raccontando, “mentre mi ricuciono con 20 punti senza anestesia dico che non riesco a tenere la bambina appena nata. Quando l'infermiera me la riporta in stanza per iniziare il rooming in mi rinfaccia che non l'avevo voluta tenere con me”, “la mia seconda figlia è nata a giugno 2020 e sfortunatamente io ho scoperto di essere positiva al Covid subito dopo il parto. Dopo 2 ore i papà tutti a casa perché in quel periodo potevano solo assistere al parto e poi via fino alle dimissioni. Ho avuto la notizia della positività solo quando mio marito era già stato allontanato e mi sono fatta 6 giorni di isolamento totale sola con mia figlia in una stanza senza vedere nessuno per ore e ore. Per fortuna il mio parto è stato facile, per quanto si possa definire facile un'esperienza come un parto, per lo meno potevo stare in piedi da sola. Mi chiedo come abbiano fatto le mamme che hanno partorito con cesareo, o con parti più impegnativi del mio”.

L’account della mammadimerda sottolinea come: “Qui non si vuole analizzare un fatto di cronaca specifico ma come sempre cogliere gli spunti di riflessione e l’opportunità per interrogarsi che il dolore può offrire, valutare se ci sono margini di miglioramento che devono essere battuti palmo a palmo affinché non si ripeta l’orrore. Qui non si vuole stigmatizzare una professione o una categoria intera, magari la puericultrice che ho incontrato era solo stanca dalle troppe notti o aveva gli affari suoi. O magari davvero non era adeguata. Ma tutto ciò non deve accadere quando ci si trova davanti a una donna che è in una condizione di fragilità fisica, emotiva e psicologica: bisogna essere consapevoli che si è in una posizione di potere su di lei e tenerlo sempre, costantemente presente. Supportandola, non infantilizzandola come ancora troppo spesso accade in questi frangenti. Dismettere la narrazione della naturalità per tutte della gravidanza, del parto, dell’allattamento. Perché non per tutte può essere così, e questa insistenza rinforza quel senso di colpa e di inadeguatezza che ci spinge oltre il limite fisico a volte, che ci fa vergognare di chiedere il doveroso aiuto. Bisogna integrare la complessità dell’esperienza e raccontarla, non per spaventare ma per gestire con consapevolezza le evenienze, con tutti gli strumenti che ad ogni persona adulta devono essere forniti. Non smetteremo mai di ripeterlo. Questo non è il momento delle polemiche e dell’acredine. Ma è un momento per capire”.

Intanto una petizione lanciata sul sito Change.org dall’Associazione “Mama Chat”, intitolata “Basta morti inutili e mamme sole! Chiediamo di garantire accompagnatori H24 alla nascita” ha raccolto, in poco più di 24 ore, 100.000 firme per dire basta alla violenza ostetrica, a protocolli che costringono le neomamme a gestire da sole, dopo l'esperienza del travaglio e del parco, i loro piccoli, e per impedire che si verifichino altre tragedie. Si chiede alle strutture di aggiornare i protocolli ospedalieri per consentire l’ingresso h24 a un accompagnatore, garantendo l'accesso in tutti gli ospedali italiani del partner o di un familiare al momento del parto e durante tutta la degenza.

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