La prima movida dopo il lockdown: mascherine abbassate e distanze di sicurezza dimenticate

I gestori dei locali hanno fatto di tutto per garantire le distanze di sicurezza, ma gli assembramenti non sono mancati

A rinunciare alla movida i giovani torinesi non ci pensano proprio. Nonostante le raccomandazioni del governatore del Piemonte, Alberto Cirio ad "andarci piani" e le pattuglie delle forze dell'ordine in città a vigilare su eventuali assembramenti e rispetto delle norme, ieri sera - sabato 23 maggio - i tavoli all'aperto dei locali del centro di Torino erano pieni. Un dato positivo per i gestori che per settimane sono stati costretti alla serrata, anche se la tensione per loro e per lo staff al lavoro, a causa delle nuove modalità di riapertura e il timore di "favorire il contagio", si tagliava col coltello. Hanno fatto di tutto per riaprire in sicurezza, ma si sa: i comportamenti altrui si possono controllare fino a un certo punto.  

La distanza di sicurezza tra i tavoli da parte del personale è stata assicurata e in molti hanno optato per l'utilizzo di bicchieri in carta usa e getta, ma i ragazzi non sempre sono stati alle regole. Se su piazza Vittorio la situazione si è potuta dire più o meno sotto controllo, così come in piazza Santa Giulia o al Quadrilatero dove i locali più frequentati non hanno ancora aperto, lungo Po e nelle vie attorno, gli assembramenti, volere o no, si sono creati. Gruppi di giovani in piedi davanti ai locali, mascherine abbassate e distanze di sicurezza totalmente dimenticate. Tra un Margarita e un Mojito, nel centro di Torino, dopo mesi, di notte, si è rivisto il traffico di auto alla ricerca di un parcheggio. In barba al Coronavirus. 

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Dando un'occhiata sui social, anche la situazione assembramenti in provincia non è andata meglio. A Pinerolo, il centro, con il calare della sera si è riempito di giovani, in gran parte senza mascherina e incuranti delle distanze di sicurezza. Gruppi numerosi su piazze e strade, in sosta davanti ai locali, hanno ripopolato dopo mesi la città. Ma è questa l'incoscienza dei 20 anni, quando si pensa a vivere "ora" e con difficoltà ci si concentra sul "domani". Comprensibile da un lato - il lockdown lo abbiamo mal digerito tutti o quasi - , ma non è ancora tempo di stare tranquilli. Il virus sta battendo in ritirata ma non può dirsi ancora sconfitto e comportamenti sbagliati potrebbero favorire un suo ritorno. "Responsabilità" resta più che mai la parola d'ordine. 

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