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La psichiatria torinese piange Pier Maria Furlan, protagonista del superamento dei manicomi

Lottò a lungo anche per difendere la memoria del padre, ritenuto collaborazionista dei fascisti

Pier Maria Furlan, conosciuto neurologo e psichiatra torinese, a lungo direttore del dipartimento di salute mentale dell'ospedale San Luigi di Orbassano e anche preside della facoltà di medicina dell'Università di Torino, è morto ieri, giovedì 20 gennaio 2022, dopo una breve malattia. Nella sua lunghissima carriera fu protagonista, nel 1978, della chiusura del manicomio di Collegno in seguito all'approvazione della Legge Basaglia e, nei 20 anni successivi, si rapportò con le realtà che si crearono per superare quella realtà. Nel 2016, già in pensione, pubblicò un saggio intitolato 'Sbatti il matto in prima pagina', che ripercorse quell'esperienza. 

Furlan aveva preso il cognome dalla madre Lina, prima italiana a diventare avvocato. Questo per l'ostracismo subito da suo padre Dino Segre, romanziere esule volontario in Argentina e in Francia accusato di essere, a dispetto delle sue origini ebraiche, un collaborazionista del regime fascista e di avere denunciato Cesare Pavese, Leone Ginzburg, Massimo Mila e Carlo Levi. Sempre nel 2016, ottenne di aggiungere al suo cognome quello di Pitigrilli, pseudonimo usato dal padre, sostenendo che "le colpe che gli sono state attribuite non sono mai state realmente provate". Nel corso della sua vita lottò a lungo per difendere la memoria del genitore, morto nel 1975.

Negli ultimi anni della sua esistenza è stato presidente dell'associazione San Luigi Gonzaga, che si è occupata di numerose iniziative di solidarietà e in particolare del finanziamento per carrozzine e macchinari dell'omonimo ospedale di Orbassano e che lo ha impegnato fino a quando la malattia si è manifestata inesorabile. Lascia l'adorata moglie Tiziana e Niccolò, Cristiano, Gaia e Liù.

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