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Torino, la lotta per la riapertura del Maria Adelaide: "Riapriamo l'ospedale, no all'ostello"

Raccolte un migliaio di firme di cittadini e cittadine

Immagine di repertorio

Sono più di un migliaio i cittadini che hanno deciso di aderire alla raccolta firme che chiede la riapertura dell'ospedale Maria Adelaide di Torino. La campagna è stata lanciata dal coordinamento di cittadini e cittadine 'Riapriamo il Maria Adelaide' e giovedì prossimo, il 1 luglio, alle 15 si raduneranno davanti all'assessorato alla Sanità della Regione Piemonte per chiedere un confronto con l'assessore regionale Luigi Icardi. 

"Noi le firme le stiamo raccogliendo da mesi e contiamo di raccoglierne altre", raccontano dal comitato, "Al di là delle firme il quartiere Aurora ha aderito al nostro progetto in modo vasto". La lotta per il Maria Adelaide in Aurora nasce nel 2013 quando il Governo regionale guidato dall'ex presidente leghista Roberto Cota aveva assunto la decisione di chiudere il presidio ospedaliero. L'ospedale venne poi chiuso definitivamente cinque anni fa sotto l'amministrazione regionale Chiamparino. 

"Quando abbiamo scoperto che era prevista una nuova destinazione d'uso per quel luogo abbiamo deciso di riprendere la lotta", spiegano dal comitato, "La destinazione dovrebbe cambiare da funzioni mediche a una funzione di servizi generali. C'è volontà di vendere quella struttura al miglior offerente. Per questo abbiamo organizzato una prima raccolta firme contro questa ridestinazione". 

È questo il percorso che ha portato il comitato a richiedere alle istituzioni la riapertura dell'ospedale e anche alla stesura di un progetto per la valorizzazione di quel polo: "Il nostro progetto cerca di delineare quali possano essere le funzioni del Maria Adelaide a partire anche da quella che potrebbe essere una funzione sociale sul quartiere in un'ottica di medicina primaria e territoriale come raccordo tra la società e il sistema sanitario". Un progetto che prevede un lavoro congiunto con i medici di base, e che mira a potenziare anche i percorsi di assistenza prima e dopo la cura del paziente. 

"Quello che ci è mancato è stato il riconoscimento della Regione nonostante le nostre diverse richieste di confronto. È per questo che il 1 luglio ci raduneremo sotto l'assessorato alla Sanità, perché abbiamo chiesto audizione e porteremo lì le firme che abbiamo raccolto", spiegano dal comitato che poi suonano un campanello d'allarme. 

"Sembra che l'unico progetto concreto che la Regione abbia su quell'ospedale sarebbe di realizzare una residenza per gli atleti delle Universiadi del 2025", dicono dal comitato, "Per noi è inaccettabile perché a riguardo c'è poca chiarezza e perché non tiene conto di quelli che sono i bisogni effettivi del quartiere. Aurora e Barriera di Milano stanno vedendo aprire uno dopo l'altro una serie di studentati, tra cui molti privati, che rappresentano una mono cultura economica e sociale che non prevede dei bisogni della popolazione che già c'è su questi territori che è composta da anziani e migranti". 

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