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Il Banksy torinese denuncia la molestie in chat: a Torino spuntano i manifesti “no peni”/“no idioti”

In scena l'ennesima provocazione dello street artist

In città ecco l'ennesima provocazione del Banksy torinese. Manifesti che rappresentano con immagini sfocate, membri umani, hanno fatto la loro comparsa in corso San Maurizio, in viale 1° Maggio e in viale Thovez. 

"I membri umani non richiesti e inviati in chat - scrive l'ormai noto street artist, Andrea Villa - sono diventati ormai una forma di violenza ormai così frequente e presa sottogamba, che ormai è quasi accettata e spesso liquidata come “comune”. Penso sia invece molto grave, poichè considerare quotidiana la violenza è il modo migliore per perpetrarla e renderla accettata".

"no peni" e "no cretini"

Il Banksy torinese con i manifesti #nodicks - volutamente un gioco di parole che in inglese vuol dire sia “no peni” che “no idioti” - ha chiesto alle sue followers, con un post esplicito che annunciava il nuovo progetto, di inviargli foto di peni non richieste, ricevute in chat da sconosciuti. "Ho poi stampato i peni sfocandoli e li ho affissi in strada - spiega - La sfocatura ricorda il settaggio di Instagram che nelle chat sfoca preventivamente le foto inviate che l’ algoritmo dell’ app reputa possibilmente sessuali".

"Spesso si pensa che chi esegue questo genere di molestie siano uomini brutti e incapaci a relazionarsi sessualmente - prosegue Villa -, e le ragazze coinvolte postino spesso foto sensuali. In realtà ho scoperto che molti uomini erano di bell’ aspetto e con peni virili, e li inviavano spesso a donne (o uomini) con profili assolutamente privi di foto provocanti. Questo forse è per esibire il loro potere e la loro predominanza: il fatto che una donna sia costretta a guardare i loro membri per loro è già sufficiente. Esibendo i membri di questi uomini tramite i miei manifesti, ho voluto creare una metafora del loro esibizionismo, che invece di essere portato nelle chat delle donne, è portato in strada, davanti a tutti".

Villa a dicembre si era già schierato contro il revenge porn, a favore della giovane maestra giudicata e in seguito licenziata per la sua vita privata, con il progetto #teachersdosex.

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