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Lunedì, 6 Dicembre 2021

Donne ignorate dallo Stato per le loro malattie intime: "Per le cure spendiamo 500 euro al mese"

Soffrono di vulvodinia, endometriosi e fibromialgia

Adesso vogliono essere ascoltate perché per troppo tempo sono state ignorate. Le hanno ignorate quando soffrivano dolori lancinanti che impedivano loro anche di stare in piedi; le hanno ignorate quando hanno denunciato un sistema sanitario che non si vuole occupare dei problemi della medicina di genere; le stanno ancora ignorando non garantendo loro i diritti che la sanità pubblica concede a chi ha una malattia. 

Sono le donne che questa mattina, sabato 23 ottobre, si sono radunate in piazza Castello davanti alla sede della Regione Piemonte per la giornata di mobilitazione nazionale organizzata da 'Non una di meno' per chiedere il riconoscimento della vulvodinia, neuropatia del pudendo, fibromalgia, endometriosi e dolore pelvico. Malattie croniche invalidanti che incidono fortemente sulla qualità della vita delle donne e che non vengono studiate causando forti ritardi nella diagnosi. 

La ricerca di una diagnosi, secondo i dati forniti da 'Non una di meno', può durare per anni: la vulvodinia ha un ritardo diagnostico di quasi 5 anni, a fronte di un 16% di donne che ne soffrono; l’endometriosi colpisce il 10-15% di donne e persone con utero e ha un ritardo diagnostico di 7 anni e mezzo; la fibromialgia colpisce 1,5-2 milioni di persone - con un rapporto donne-uomini di circa 9 a 1 - e con un ritardo diagnostico di circa 5 anni. 

Ritardi che si ripercuotono sulla vita delle donne che soffrono di queste malattia che denunciano conseguenze sulla salute fisica, ma anche psicologica e sociale. "Ci siamo sentite rivolgere frasi quali: "è tutto nella tua testa", "è solo stress", "fai i figli e vedrai che ti passa", "avere mestruazioni dolorose è normale", "dovresti cambiare partner", "è normale che le donne soffrano durante i rapporti sessuali", "non è nulla, essere stanche capita a tutti", dicono le donne che in piazza hanno voluto portare la loro testimonianza. Racconti bagnati spesso dalle lacrime che sgorgano dopo anni di sofferenze e umiliazioni. 

È per questo che hanno voluto raccontare il loro disagio e rivendicare i loro diritti davanti alla sede della Regione Piemonte, ente che si occupa del sistema sanitario piemontese. Sistema sanitario che non garantisce nulla alle donne che soffrono di queste patologie che sono costrette a pagare di tasca propria dai 300 ai 500 euro al mese di medicinali. Medicinali che simbolicamente sono stati gettati a terra in piazza Castello: "Queste sono le scatole che abbiamo raccolto, a testimonianza dei costi che siamo costrette a sostenere e che non ci sono passate dal sistema sanitario nazionale. Le mettiamo qui per chiedere un riconoscimento delle nostre patologie e maggiori ambulatori pubblici che si specializzino su questi temi".

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