I lavoratori del Regio in piazza contro la sindaca: "No al commissariamento del teatro"

Lunedì 15 giugno andrà in scena una lunga protesta "musicale" davanti a Palazzo Civico

La protesta davanti a Palazzo Civico, il 1° giugno scorso

Lunedì 15 giugno le lavoratrici e i lavoratori del Teatro Regio manifesteranno ancora una volta contro la decisione della sindaca di Torino, Chiara Appendino, di commissariare il Teatro. L'appuntamento è alle 10 in Piazza Palazzo di Città, davanti a Palazzo Civico, dove daranno vita a una manifestazione musicale.

I lavoratori condannano fermamente la scelta della prima cittadina, che solo lo scorso 5 marzo commentava con entusiasmo, a proposito dell'arrivo di stanziamenti per l'adeguamento del palcoscenico: "Questo è un tassello del piano di rilancio del Teatro Regio". "Abbiamo sentito ripetere come un mantra che tutto andava bene - scrivono in una nota i lavoratori -, e che grazie al lavoro di questa amministrazione si stava intraprendendo "una strada diversa dal commissariamento o dalla legge 160, che avrebbero comportato conseguenze importanti".

Appendino si diceva soddisfatta del lavoro, dei risultati, della riduzione dei costi "salvo poi  - proseguono - abbandonare la nave approfittando di una pandemia e di una crisi globale (che ha colpito anche noi), con il tentativo di imporre il commissariamento senza confronto con le parti e con la stessa caparbia ostinazione con cui aveva imposto l'ex sovrintendente, ora indagato". Negli ultimi 15 anni i lavoratori del Regio hanno visto diminuire i contributi pubblici all'istituzione lirica cittadina di 13 milioni, tagli al personale e i loro stipendi fermi. 

E affondano: "Non si rilancia un teatro con il commissariamento, semmaio lo si mortifica, se ne compromette la qualità artistica e produttiva condannandolo a una contrazione epocale o addirittura al rischio di non rialzarsi più. E con il teatro - concludono - si condanna l'intera città a perdere un altro simbolo fondamentale della propria storia, della propria identità culturale e del proprio prestigio". Domani la grande protesta musicale andrà avanti fino alle 13. 

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