Domenica, 14 Luglio 2024
Attualità Corso Bramante

Climate Social Camp in corteo a Torino: "Basta svendere città e parchi"

Una manifestazione in bicicletta per sensibilizzare le istituzioni locali sul tema della crisi climatica e sociale

Gli attivisti del Climate Social Camp, provenienti da diverse regioni italiane, hanno dato il via ieri, 27 luglio, a una manifestazione in bicicletta per sensibilizzare le istituzioni locali sul tema della crisi climatica e sociale. Il corteo ha raggiunto i principali edifici istituzionali: il Municipio, la sede della Regione Piemonte e la Smat, la società che gestisce il servizio idrico integrato. Davanti alla monorotaia di Italia61, i manifestanti hanno esposto uno striscione con la scritta: "La crisi la creano i ricchi e la pagano i poveri".

La partenza è avvenuta dal Parco Artiglieri da Montagna, dove si è radunato un gruppo di circa cento persone, equipaggiate di biciclette, monopattini e pattini a rotelle. La prima tappa è stata il Municipio, dove è stato affisso un altro striscione: “Basta svendere città e parchi! Difendiamo tutto”. 

Una città che privilegia ancora troppo l'automobile

“Scegliere la bicicletta come mezzo di protesta significa rivendicare il nostro diritto a vivere in una città più vivibile e sostenibile. Vogliamo che il Comune cambi radicalmente la sua politica di mobilità, che privilegia ancora troppo l’automobile.”  Torino è una città che soffre di un grave problema di inquinamento atmosferico, che ha causato oltre mille decessi tra il 2015 e il 2020. Ma il Comune ha recentemente aumentato il prezzo dei biglietti dei trasporti pubblici fino a due euro, andando contro le indicazioni di favorire una mobilità a basso impatto ambientale, le esperienze di altre capitali europee e le difficoltà economiche di molti cittadini.

“E’ sempre dal Comune che partono poi i progetti scellerati che mirano all’utilizzo di fondi pubblici come quelli del PNRR per andare a devastare le poche aree verdi della città che sono rimaste. Fondi che potrebbero essere utilizzati altrove e sappiamo bene che di interventi a favore della cittadinanza, senza estirpare alberi e parchi, ce ne sarebbero moltissimi.” 
I ciclisti si sono diretti verso Corso Bramante dove hanno contestato l’Esselunga, infine hanno raggiunto il resto degli attivisti che a mezz’ora dalla partenza delle bici sono partiti a piedi verso la Regione Piemonte. 

Lì alcuni attivisti hanno coperto la scritta all’entrata dell’edificio con un grande striscione con scritto: “Palazzo della devastazione, più soldi ai territori colpiti dalla crisi climatica, meno finanziamenti a grandi opere e progetti di greenwashing”, altri hanno imbrattato le vetrate con della pittura colorata.  “La crisi climatica è ormai qui e provoca morti, con le alluvioni e le ondate di calore, come gli eventi climatici in Sicilia e in Lombardia di questi giorni dimostrano. Le dichiarazioni di chi governa la Regione Piemonte non sono più sufficienti. E’ ora di intraprendere reali e concrete riduzioni delle emissioni. È imbarazzante che l'Assessore Marnati propagandi come grandi risultati misure minime, come la plantumazione di qualche centinaio di alberi. La Regione deve spiegare come pensa concretamente di dimezzare le emissioni ed evitare ai piemontesi ulteriori danni economici".  

La protesta contro Smat

Il corteo ha poi raggiunto la sede Smat di Corso Unità d’Italia. Gli ecologisti dotati di bombolette hanno scritto varie frasi sulle pareti della sede in contestazione all’operato dell’azienda che lavora per privatizzare dell’acqua pubblica.  “Mentre ci sono sempre più comuni che utilizzano le autobotti per garantire l’approvvigionamento di acqua potabile, il sistema di acquedotti gestito dalla Smat causa delle perdite del 22% nella città di Torino e del 27% nel resto della provincia.”

Il corteo si è concluso alla monorotaia di Italia 61, dove con l’aiuto di una scala, alcuni attivisti hanno appeso uno striscione, mentre il resto ha impedito il corso del traffico di Corso Unità d’Italia per porre l’attenzione sulle proprie rivendicazioni.  "La giornata di oggi rappresenta un momento importante per i movimenti di questa città: uniti abbiamo portato un messaggio forte alle istituzioni cittadine, siamo stanchi di pagare la crisi sulla nostra pelle mentre aziende e privati continuano con i loro profitti. In una città e un paese che ormai ogni giorno fanno i conti con gli effetti della crisi climatica e della distruzione degli ecosistemi - concludono -, è ora che chi governa la città di Torino e la Regione Piemonte ascolti la popolazione e smetta di cementificare e privatizzare".
 

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