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Primo fine settimana di lockdown fra negozi e musei chiusi: il centro di Torino è deserto

La gente si è riversata nei giardini e nei parchi

Sabato via Roma, nel tardo pomeriggio, è deserta

Nel primo fine settimana di lockdown, il centro di Torino appare deserto. Vie "dello struscio" e piazze vuote, musei, mostre, negozi d'abbigliamento chiusi e pochi bar aperti solo per l'asporto. L'atmosfera nel capoluogo piemontese è quasi surreale e ricorda molto quella che si respirava la scorsa primavera durante la prima ondata della pandemia. Le Luci d'Artista verso sera si accendono, ma quest'anno - almeno per ora - manca il grande pubblico. 

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Tutti al parco o ai giardini

I torinesi si sono così riversati nei giardini sotto casa e nei parchi cittadini dove, approfittando di qualche raggio di sole e delle temperature ancora miti, si sono concessi qualche passeggiata e qualche corsa all'insegna dello sport individuale all'aria aperta, ancora concesso dall'ultimo Dpcm. Niente assembramenti dunque. Al Parco della Pellerina o del Valentino, non si vedono gruppi: le persone si muovono prevalentemente in solitaria o al massimo a due a due. Ai mercati rionali del sabato mattina, la gente si aggirava disciplinata fra i banchi di alimentari, intimo, pigiami, vestiti per bambini, creme, sapone e articoli per la casa. Niente vezzi però: il decreto non ha concesso infatti la vendita di abbigliamento e articoli definiti "non indispensabili". I piú frequentati, i giardini Cavour dove c'era il mercato Coldiretti. Davanti ai negozi di alimentari le code invece sono ordinate e non c'è ressa. 

Negozianti sul piede di guerra

Ma questo secondo lockdown rischia di diventare un dramma soprattutto per determinate categorie. Se la curva dei contagi non dovesse appiattirsi e le misure restrittive dovessero durare anche a dicembre, i danni non si conteranno. I negozi di abbigliamento e le oreficerie per esempio a dicembre, con l'arrivo delle festività e gli imminenti regali di Natale, fanno un terzo degli incassi di tutto l'anno: "  "Chiediamo di lavorare e soprattutto di avere sgravi e ristori per un provvedimento ingiusto - tuona Gianfabio Vanzini, presidente di Federmoda Torino - Rappresentiamo una filiera importantissima che a cascata si riversa sui fornitori, le aziende produttive". 

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