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Littizzetto, la lettera a Draghi: “Sputa fuoco per scaldarci dal freddo che viene dall’Est”

L’ultimo intervento a “Che tempo che fa”

Luciana Littizzetto è stata nuovamente protagonista ieri sera, domenica 10 aprile, a “Che tempo che fa”. La comica torinese nella parte finale del suo intervento, dedicata all’attualità e alla guerra in Ucraina, ha indirizzato una delle sue ormai celebri letterine al premier Mario Draghi, esprimendo tutta la sua preoccupazione per come questa guerra stia colpendo i bambini che sono i più fragili e i più piccoli.

Luciana Littizzetto: la letterina a Mario Draghi

"Caro Draghi, l’altro giorno  ci hai chiesto: meglio la pace o il condizionatore acceso? Vedi, Marionissimo, tempo fa c’era uno slogan che urlavano i contestatori: vogliamo il pane e le rose.

A tempi diversi, slogan diversi. Adesso se vogliamo la pace rinunciamo alle cose. Io camminerei sui carboni ardenti per la pace, e aiutaci anche tu, ti chiami Draghi, sputa fuoco per scaldarci.

Perché c’è un freddo che non mi piace. È il freddo che viene dall’Est, quello che sento quando vedo foto come queste. Quella di Vira, due anni e mezzo. La mamma le ha scritto sulla schiena il suo nome, la data di nascita e il telefono dei parenti, casomai lei venga uccisa e la piccola sopravviva… la guerra trasforma i bambini in foglietti di appunti, che una bomba può far volare via come una lista della spesa…

I bambini in guerra diventano ancora più piccoli e fragili e non contano più, in quel grande tritacarne senza senso. E se fossero i nostri, i figli che portano il nome e il cognome scritti sulla schiena? Non vorremmo fare di tutto perché tutto questo finisca, anche stare al freddo e per chi può e non è troppo lontano, andare a lavorare in bici?

C’è Kirill che dorme al freddo, sotto terra, perché casa sua è stata sventrata dalle bombe. A loro dobbiamo pensare. Perché dai bambini e proprio da sotto terra, continua a gridare la vita.

Kate e Irina non pensavano che ci si potesse divertire tanto nella metro di Kiev. Sono rifugiate lì da giorni per i bombardamenti e hanno imparato a buttarsi giù per gli scivoli di cemento della stazione. Perché nonostante le bombe, nonostante la nostra stupida guerra, i bambini hanno ancora voglia di ridere e di giocare.

Grazie. E Buona Pasqua. Luciana."

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