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Littizzetto, la lettera alle donne coraggiose: "Si vince tutte assieme" (VIDEO)

L'intervento a "Che tempo che fa"

Una letterina dedicata a tutte le donne. Luciana Littizzetto dedica la parte finale del suo ultimo intervento a "Che tempo cha fa", in onda ieri domenica 13 marzo, a "tutte le Marie del mondo, giovani o anziane, timide o brillanti, silenziose o ribelli, che sanno cadere e rialzarsi".

Littizzetto, la lettera alle donne

Cara Maria, tu che sei considerata una quota, un tot da riempire per lavarsi la coscienza, una gentile ospite che meno parla e meglio è, in un sistema pensato soprattutto per uomini. Mi rivolgo a te, Maria, che ami Mario, e a te, Maria, che stai con Maria e ti guardano storto perché c’è ancora chi non sopporta un amore diverso…

A te Maria che sei single e non vuoi figli o non riesci ad averne e tutti i giorni devi sentirti la lagna del: “ma quando lo fai un bambino?” e anche a te che i figli li hai fatti e lavori tutto il giorno come una pazza, e che se ti curi poco sei un cesso, se ti curi tanto sei una zoccola, se ti prendi i tuoi spazi sei una madre degenere, se vai in depressione perché non ce la fai più sei una donna debole.

Mi rivolgo a te, Maria, che guadagni il 30% in meno di un uomo eppure fai il suo stesso lavoro. Oppure a te Maria, che hai costruito la tua azienda dal nulla, sei la capa dei capi, ma quando vai a firmare in banca guardano in faccia il tuo assistente, perché pensano che il capo sia lui.

Mi rivolgo a te, Maria, che ti tocca nasconderti e passare la tua giornata tumulata sotto una stoffa scura, perché non si vedano i tuoi bellissimi occhi e i tuoi capelli… e a te, Maria, che hai l’anima schiacciata da una pressa, perché tuo figlio è andato a fare una guerra che non vuole.

A te, Maria, che con la febbre a 40 riesci a fare finta di niente mentre Mario a 36 e 8 sta già cercando il numero di Burioni su Google. Parlo a te, Maria, che sei una donna fortunata perché tuo marito ti ama… così tanto che ieri sera ti ha rotto il naso con un pugno…ma l’ha fatto per il tuo bene.

E a te Maria, che vivi nella paura che il tuo capufficio ti metta di nuovo le mani addosso… ma taci perché altrimenti ti giochi il posto…

O anche a te giovane Maria, che sei stata violentata una sera d’estate, e ti han detto che te la sei cercata con quella minigonna e il tacco dodici. E te piccola Maria che hai ottant’anni e da qualche giorno scuoti la tv come un uovo di Pasqua perché non vedi più una mazza… e devi risintonizzare i canali o comprare un nuovo decoder, o una nuova tv e tu sei sola e vecchia e non sai come fare.

Mi rivolgo anche a te, Maria, che hai vinto l’oro alle Olimpiadi e hai reso orgogliosa un’intera Nazione, oppure a te Maria che te ne sei fregata del protocollo e dal tuo pronto soccorso hai intuito cos’era il Covid.

O te Maria che sei sempre in prima linea per raccontarci il mondo al telegiornale. A te Maria straniera e badante così preziosa per i nostri anziani, ma anche a te, Maria che sei la prima donna a dirigere un’opera alla Scala.

A tutte le Marie del mondo, giovani o anziane, timide o brillanti, silenziose o ribelli, che sanno cadere e rialzarsi, che non si vergognano a chiedere aiuto e che fanno delle battaglie di ogni donna del mondo la propria battaglia, perché se si vince, si vince tutte assieme…”

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