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Lettera aperta dei medici di famiglia: "Non chiediamo soldi ma più tempo per i pazienti"

"La fragilità del sistema sanitario regionale messa in luce dalla pandemia"

Portare all'attenzione generale l'estrema stanchezza e usura umana e professionale dei medici di famiglia. È questo l'obiettivo della lettera aperta che in quindici hanno scritto e firmato, per evidenziare le criticità del sistema sanitario piemontese, messo a dura prova, da due anni a questa parte, dall'impatto del coronavirus.

Una situazione che rende sempre più difficile il lavoro del medico, sottoposto a 10-12 ore di lavoro al giorno, ostacolato dal non indifferente carico burocratico e impedito nello svolgere il proprio mestiere con la giusta cura e attenzione. 

La pandemia? Uno 'stresstest' 

"La pandemia non ha fatto che accelerare e evidenziare criticità che erano presenti già ben prima che iniziasse - si legge fra le righe - ... Da molti anni si sapeva bene che nel 2015-2020 ci sarebbe stata una significativa carenza del personale medico, con tutte le difficoltà connesse. Il fatto che sostanzialmente non si sia fatto nulla in merito è una dolorosa testimonianza della lungimiranza dei decisori che hanno operato durante questi anni e della capacità di programmazione in ambito sanitario, che andasse oltre il breve periodo e permettesse di superare i meri obiettivi economici di budget e di rientro. In questo senso - continua la lettera - la pandemia costituisce uno stresstest che ha messo in luce una fragilità di sistema che ha risvolti strutturali, ma che, in primis, parte da sofferenze e fatiche umane". 

Non è questione di soldi

I medici ribadiscono inoltre che il loro interesse non sono le rivendicazioni economiche ma una dimensione lavorativa più umana: "In sintesi non chiediamo più soldi, chiediamo una migliore qualità lavorativa per poter curare meglio le persone".

E si rivolgono alle istituzioni: "E’ davvero doloroso vedere il Servizio Sanitario Regionale depotenziato, reso pesante, di difficile accesso…  Alle Istituzioni chiederemmo di essere franche e sincere: la situazione è critica. Riteniamo che sia doveroso dirlo senza nascondersi, perché non è negando che si costruisce un percorso di rinnovamento". 

"Se le risorse umane sono meno che in passato non si può far credere ai cittadini che tutto sarà come prima. Bisogna sensibilizzare e informare, comunicare che, anche in campo sanitario, ci sono accertamenti, esami indispensabili, utili, futili, inutili. E - concludono - questi concetti non possono essere delegati unicamente ai medici, spesso ai medici di famiglia, che sono lasciati soli a reggere pressioni e interessi enormi".

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