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Martedì, 7 Dicembre 2021
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"Nostra madre è morta da un mese, ma il Comune non ci lascia cremare la salma"

Dovrebbe ricomparire un uomo sparito 22 anni fa

"Nostra mamma è mancata e vorremmo cremarla, ma a un mese di distanza nessuno dal Comune ci ha risposto". A lanciare l'allarme sono i familiari di Adelina De Antonellis, morta a 93 anni il 19 febbraio 2021 all'ospedale Amedeo di Savoia di Torino.

La sua salma, da allora, è bloccata all'obitorio del cimitero Monumentale. A impedire il funerale è il fatto che uno dei suoi sei figli (e altri due sono già deceduti) ritenuto vivente è in realtà scomparso dal 1999 e non si hanno sue notizie. Il Comune, hanno riferito alla famiglia, chiede l'unanimità dei parenti prossimi viventi per autorizzare la cremazione.

La legge vigente (la 3 del 2015 che ha modificato la 20 del 2007) prevede che "in mancanza della disposizione testamentaria o di qualsiasi altra espressione di volontà da parte del defunto" è valida "la volontà del coniuge o, in difetto, del parente più prossimo individuato ai sensi degli articoli 74, 75, 76 e 77 del codice civile e, in caso di concorrenza di più parenti dello stesso grado, della maggioranza assoluta di essi, manifestata all'ufficiale dello stato civile del comune di decesso o di residenza".

In sostanza i cinque figli certamente viventi sono tutti d'accordo e questo basterebbe comunque a determinare la cremazione della defunta, ma evidentemente per qualche funzionario dello stato civile del Comune vale la normativa precedente, che prevedeva la cremazione solo se decisa all'unanimità (e bisognerebbe quindi chiedere la morte presunta dello scomparso 22 anni fa).

"Oltretutto - dicono i parenti - questo ci obbligherebbe ad acquistare un nuovo loculo e non nel Comune di residenza, perché la defunta è collocata in una bara di legno (specifica per la cremazione) con assenza di scatola in zinco, la quale per dimensione non trova posto nei cimiteri di Torino".

La famiglia è stata costretta perfino a rivolgersi al prefetto. "È da un mese che andiamo avanti con questa vicenda - dicono i familiari -: non ne possiamo più".

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