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Agriturismi in Piemonte e chiusura forzata per Covid: il danno è di 5 milioni di euro

Confagricoltura chiede ai Comuni l'esenzione da Tari e Imu

L'emergenza sanitaria in Piemonte e la chiusura forzata dell'attività causerà un danno di 5 milioni di euro agli agriturismi distribuiti sul territorio. Complici i mancati incassi per le festività pasquali e per i ponti del 25 Aprile e del 1° Maggio. Per questo motivo Agriturist, l'associazione promossa da Confagricoltura, chiede a gran voce ai sindaci piemontesi, per il periodo di inattività, di esentare le aziende agrituristiche, dalle imposte Tari e Imu attribuite all’agriturismo autorizzato. Inoltre chiede la riduzione del 70% delle imposte Tari e Imu nel periodo che decorrerà dalla riapertura delle attività fino al 31 dicembre 2021 e di rinviare i pagamenti Tari ed Imu al mese di dicembre 2020, previa rimodulazione degli importi.

“Oggi nessuno sa prevedere l’evoluzione e quando sarà possibile la riapertura delle attività – spiega il direttore di Confagricoltura Piemonte, Ercole Zuccaro - ma si prevede che il riavvio sarà molto lento e la ripresa non sarà facile. Per questo Agriturist chiede una consistente riduzione dei tributi comunali riferiti alla Tari e all’Imu fino al 31 dicembre 2021, periodo minimo necessario per ricostruire l’immagine turistica italiana”.

Gli agriturismi in Piemonte sono il 5,6% della quota nazionale

In Piemonte ci sono 1.316 aziende agrituristiche (5,6% della quota nazionale) di cui 914 con alloggio. Le aziende con ristorazione sono 793 (60% del totale); quelle che offrono un servizio di degustazione (tipo enoturismo, per esempio) sono 687 (52 % del totale). Sono 1.013 (il 77% del totale) quelle che svolgono altre attività legate all’agriturismo: fattoria didattica, ippoturismo, attività ludiche – educative, agri-asilo. In Italia, le attività agrituristiche costrette a interrompere il loro lavoro per l’emergenza Coronavirus sono state, secondo i dati Istati, 23.615. A livello nazionale Agriturist stima una perdita di oltre 800 milioni di euro, solo per attività di ristoro e ospitalità, ai quali sono da aggiungere i mancati incassi di fattorie didattiche, degustazioni, vendite dirette.

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