Sabato, 18 Settembre 2021
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Green Pass in azienda, parla il sindacalista che ha lanciato la protesta: "Non diventi scontro tra tifoserie"

I sindacati contro il Governo: "Una FAQ non ha valore legislativo"

"Non trasformiamo il tema del Green Pass in azienda in uno scontro tra tifoserie. Il sindacato si deve occupare delle esigenze di tutti i lavoratori ed è per questo che chiediamo un tavolo di concertazione nazionale per studiare un protocollo Green Pass", a dirlo è Davide Provenzano, segretario generale della FIM CISL Torino e Canavese e primo sindacalista in Italia ad aver protestato contro il divieto di accesso alle mense aziendali per i lavoratori non vaccinati. 

Un tema che da oggi - martedì 17 agosto - diventa di interesse nazionale. È di questa mattina infatti la nota unitaria di FIM, FIOM e UILM attraverso la quale viene rigettata la posizione del Governo sulla questione. La Presidenza del Consiglio dei ministri nella giornata di venerdì 13 agosto aveva infatti chiarito attraverso una FAQ pubblicata sul sito dell'esecutivo che l'accesso all'interno delle mense aziendali dovesse essere vincolato all'esibizione del Green Pass. I sindacati però non ci stanno. 

"Io non sono un giurista, ma da sindacalista dico che una FAQ non è lo strumento idoneo a risolvere un problema così complesso", spiega Provenzano, "Noi ribadiamo l'appello che abbiamo fatto alla Regione Piemonte per aprire un tavolo di concertazione e chiediamo al Governo un chiarimento".

Un chiarimento necessario anche per evitare che dal divieto di entrare in mensa, alcune aziende possano passare al divieto di entrare in azienda. "Abbiamo paura che il tema del Green Pass possa essere allargato all'accesso in azienda. All'inizio di questa vertenza avevamo fiutato questo pericolo. La Trilix di Nichelino per esempio ha già comunicato che alla ripresa delle attività in assenza di Green Pass non permetterà l'accesso in azienda. Questo non è previsto da alcuna legge, se si vuole evitare lo scontro è meglio parlarsi prima perché è fuori dal quadro normativo". 

Non avete paura di entrare in conflitto con quei lavoratori che il vaccino lo hanno fatto? "Noi tuteliamo tutti i lavoratori attraverso il protocollo anti-covid che è quello che ha permesso loro di lavorare e di tenere aperte le aziende già nel 2020. Noi sappiamo che molti lavoratori, in particolare nelle officine, non vogliono sudare insieme lavorando e dividersi in mensa. Lo abbiamo visto alla Hanon System ieri dove alcuni lavoratori con il Green Pass volevano solidarizzare con i propri colleghi. Questo non vuol dire mettere a repentaglio la salute delle persone. I protocolli funzionano e sono strumenti sufficienti. L'errore di fondo è continuare a ritenere una mensa aziendale come un ristorante".

Voi chiedete un chiarimento, ma se il Governo decidesse di rendere obbligatorio il Green Pass per l'accesso in mensa o in azienda? "Nelle mense aziendali non c'è un'occasione di socialità da tempo libero. Il lavoratore è obbligato ad andare a lavorare e ha il diritto di mangiare come tutti. I lavoratori senza Green Pass sono molto pochi e per questo crediamo che possa essere gestita questa vicenda. Noi siamo a sostegno della campagna vaccinale, io per primo sono vaccinato. È sbagliato dividere in tifoserie tra 'no vax' e sì vax'. Il tema è che il lavoratore obbligato ad andare a lavorare ha diritto a mangiare in mensa. Troviamo una soluzione condivisa e poi andiamo avanti".

Quale potrebbe essere una soluzione? "Noi pensiamo che la soluzione migliore sia la concertazione. Troviamoci attorno a un tavolo e facciamo un protocollo Green Pass come abbiamo fatto per il covid. Noi come sindacati dobbiamo occuparci di tenere insieme tutte le esigenze dei lavoratori e per questo non voglio dividere tra chi è favorevole e chi è contro. Il sindacato si deve occupare di tutti, non solo di vaccinati o non vaccinati. Non si può dare risposte solo a una parte". 

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