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Una pillola ai primi sintomi, terza dose di vaccino e monoclonali: il covid in futuro si batterà così

È necessario far diventare sistemica la protezione dal virus

A metà dell'anno scorso, quando la pandemia era scoppiata da pochi mesi e non era ancora chiaro come si potesse contrastare la diffusione, il mantra che veniva ripetuto in televisione da politici e virologi era: "con il coronavirus la popolazione dovrà imparare a convivere". Adesso, quasi a due anni di distanza da quello che è stato uno dei più tragici eventi della storia moderna, si comincia a comprendere cosa realmente possano significare quelle parole. In futuro per curarsi potrebbe bastare una semplice pillola da prendere a casa. 

La risposta, come era prevedibile che fosse, arriva dalla scienza. La stessa che ha contrastato la malattia dentro gli ospedali, negli studi medici e dentro i laboratori di ricerca che hanno trovato il vaccino. Vaccino che ha permesso al Piemonte di passare dai 1.522 morti registrati nel mese a cavallo tra ottobre e novembre 2020, ai 60 morti registrati nello stesso periodo del 2021. 

Lo schermo di protezione che faticosamente è stato posto in questo anno ha retto, ma deve essere potenziato ed è per questo che il Governo sta accelerando sulla terza dose: "I dati di Israele hanno accertato che la terza dose aumenta di circa 10 volte la protezione dall'infezione e di 20 volte la protezione dalla malattia", spiega il professor Giovanni Di Perri dell'ospedale Amedeo di Savoia, "Forse la terza immunizzazione in quella fascia di età che è un po' più vulnerabile può essere quell'atto che prolunga la vita protettiva del vaccino. Se così sarà la validità del green pass potrebbe essere più lunga di quella attuale". 

Se dunque oggi il dibattito e sulla terza dose obbligatoria oppure no e sul green pass, molto probabilmente in futuro la questione sarà superata dal fatto che il vaccino anticovid per alcuni soggetti, i più fragili, potrà diventare una consuetudine. Un po' come l'anti influenzale. Vaccino che potrebbe essere necessario inoculare anche ai più piccoli se si considera che un terzo dei contagi oggi arriva proprio da quella fascia d'età. 

Rendere lo schermo di protezione però ancora più efficace non è una cosa semplice e per farlo molto probabilmente si dovrà mettere a sistema. Cosa vuole dire? Si dovrà imparare a convivere con il covid, perché il virus non scomparirà dall'oggi al domani. A farci un'idea di cosa vuol dire imparare a convivere con il covid è sempre il professor Giovanni Di Perri quando spiega che alcune novità come gli anticorpi monoclonali o le pillole antivirali potranno ridurre ulteriormente il livello di ospedalizzazione. 

"Gli anticorpi monoclonali, che in questo momento usiamo in terapia precocissima nei soggetti a rischio, avranno il via libera per essere impiegati in profilassi in chi non si può vaccinare o che non risponde al vaccino", spiega Di Perri, "In più arriveranno due pillole antivirali che usate nei primissimi giorni con sintomi riducono dal 50% all'80% il rischio di una malattia evolutiva. Presi tutti insieme questi dati ci danno un panorama pe il quale lo stesso giorno di un anno fa avremmo firmato una cambiale in bianco".

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