I commercianti torinesi contro Conte: "Ingiustificato il rinvio delle riaperture al 18 maggio"

Coppa, presidente Ascom: "Un sacrificio troppo pesante"

Maria Luisa Coppa, presidente Ascom

C'è malcontento fra i commercianti per le novità sulla fase 2 annunciate dal premier Giuseppe Conte a margine della conferenza stampa di domenica 26 aprile. Secondo il nuovo decreto ministeriale infatti i negozi apriranno il 18 maggio, locali e ristoranti addirittura il 1° giugno. Nei giorni scorsi invece di ipotizzava una riapertura per il 4 maggio. 

"Incredulità, sconcerto ed amarezza - le parole scritte da Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom, sui social -. Queste a caldo le mie prime sensazioni. Mentre tutti gli imprenditori si aspettavano di poter finalmente aprire il 4 maggio, abbiamo appreso dal governo, senza alcuna giustificazione che la riapertura per noi sarà spostata al 18, che i pubblici esercizi non riapriranno prima del primo giugno. Si chiede al commercio un sacrifico troppo pesante senza misure compensative e con un annuncio senza commenti. Come fosse una decisione da prendere alla leggera".

Una decisione che a fatica viene digerita da commercianti e gestori di locali che al limite, dal 4 maggio, come da decreto, potranno effettuare attività di cibo da asporto: "Davvero - continua Coppa - aprire un negozio o un bar, dove entrerebbero una o due persona alla volta con guanti e mascherina, viene considerato più pericoloso che aprire una fabbrica con centinaia di lavoratori? Con queste scelte si condannano le imprese del commercio e della ristorazione al fallimento". 

E poi ancora nulla è stato chiarito a proposito di turismo e commercio ambulante che resta sospeso alle decisioni delle singole amministrazioni locali: "I commercianti e i loro collaboratori, con le loro famiglie, non possono condividere. Non siamo d’accordo nel modo e nel merito".

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La sosta forzata da Coronavirus ha scatenato, nelle ultime settimane, un ciclone sul settore del commercio e della somministrazione. Nei giorni scorsi,  fronte di quasi 24.000 aziende piemontesi che hanno presentato domande di cig in deroga, oltre 17.000 sono del terziario, più del 70% del totale. Di queste sono 6.500 imprese del settore del commercio al dettaglio e circa 6.200 della somministrazione, tra pubblici esercizi e ristoranti, con più di 25.000 lavoratori sospesi. A Torino e provincia sono 13.184 le imprese di tutti i settori che hanno presentato domanda per complessivi 33.671 addetti e oltre 5.500.000 ore di sospensione dal lavoro.

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