Il M5S vuole chiudere il centro italo arabo e sul web parte la mobilitazione

Al via anche una petizione

Dar al Hikma dà spazio a numerosi eventi culturali

Giù le mani da Dar al Hikma. Il Centro Italo-Arabo di via Fiocchetto rischia di chiudere ed è mobilitazione generale. Nelle ultime ore anche con una petizione su Change.org che in poco tempo ha già raccolto più di 400 adesioni. La vice presidente del Consiglio comunale Viviana Ferrero e il consigliere Fabio Gosetto hanno depositato un ordine del giorno con cui chiedono all’amministrazione di sospendere la procedura per il rinnovo della concessione ottenuta dal Centro culturale nel 1998 e scaduta a fine 2018.

Ma le opposizioni non ci stanno: "Il Movimento 5 Stelle prova a mandare al macero l'esperienza ventennale del centro Dar al Hikma di via Fiochetto a Torino- si è subito attivato Mimmo Carretta, segretario metropolitano del Pd - . Io conosco quel luogo, la gente che ci lavora. Conosco la passione che anima quel pezzo di città rigenerato, restituito, arricchito. So benissimo che un conto economico non può trasformare in "numeri" il lavoro culturale e sociale del centro. Un conto economico no, ma l'amministrazione si. Allora evitiamo di impoverire Torino. evitiamo di rottamare esperienze così virtuose. il centro non si tocca. Pronti alla mobilitazione".

Un punto di incontro importante

Dar al Hikma, che nella zona di Porta Palazzo accoglie un bagno turco e un ristorante di cucina etnica e dove si organizzano eventi culturali e corsi di lingua, è un punto di riferimento importante in città per il mondo arabo moderato, nato con l'intento di avvicinare italiani e arabi e da anni è frequentato da persone di ogni etnia, in particolare da donne. 

"Il Centro di via Fiochetto svolge un imprescindibile ruolo culturale e sociale - ha detto il consigliere dei Moderati Silvio Magliano -. È un argine contro il degrado in una zona difficile. Ha, inoltre, il merito non secondario di sostenersi dal punto di vista economico e dal punto di vista finanziario. Mi chiedo se, e come, chi vorrebbe affossare due decenni di storia con un atto di Consiglio assicuri che l’eventuale prossimo soggetto  aggiudicatario possa fare altrettanto". 

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