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Giovedì, 2 Dicembre 2021
Attualità Avigliana

Avigliana, chiuso l'accesso al Lago Grande: la proprietà sbarra l'ingresso al pubblico

Da anni la diatriba con l'amministrazione comunale

E' stato chiuso al pubblico, sabato 3 agosto, l'unico accesso al lago Grande di Avigliana. L'area che arriva al confine con Sant'Ambrogio appartiene a un privato ed è stata delimitata con il nastro rosso e bianco e da un cancello per impedire l'accesso alla passeggiata attorno al lago, a cittadini e turisti. Il proprietario aveva notificato al Comune la chiusura lo scorso 5 luglio e ha mantenuto la promessa, nonostante sull’altra sponda del lago, fossero in corso le gare di triathlon inserite nel calendario degli European Masters Games, manifestazione sportiva di richiamo internazionale che in questi giorni ha radunato a Torino e dintorni, migliaia di persone. Al momento dunque in zona, resta accessibile solo la strada di proprietà comunale che porta alle abitazioni private e all'ente Parco.

Mancato accordo

Alle origini di quella che è una vicenda che va avanti da 15 anni e che ora si è realmente trasformata in un problema, l'accordo mancato tra Comune di Avigliana e la società "I tigli del Lago Rotondo", intenzionata a realizzare in un'altra vasta area di sua proprietà - quella dell'ex dinamitifio Nobel - un bio parco. Una sorta di "contenitore di flora e fauna non locale" che si trasformasse in polo di attrazione per il lago e per il territorio. Ma secondo il Comune, quello che è stato presentato, è un progetto vago non supportato da una documentazione dettagliata, ritenuta fondamentale per dare un seguito concreto alla cosa.

Un progetto vago 

" Quello che è davvero clamoroso – ha commentato il sindaco di Avigliana Andrea Archinà - per riprendere uno dei termini utilizzati dalla stampa per descrivere la vicenda – è che dopo tutta la disponibilità dimostrata dall’amministrazione e le indicazioni più volte date dall’Ente di gestione del Parco, dalla Città metropolitana e dal Politecnico, la proprietà abbia insistito unicamente sulla necessità di realizzare nell’area della cosiddetta T4, tre bioserre alte oltre 30 metri e strutture complementari con funzioni non adeguatamente precisate. Le serre, secondo quanto descritto nelle tavole, avrebbero dovuto ospitare habitat non autoctoni e piante altamente invasive sconsigliate dall’Ente Parco (per esempio vegetazione della foresta amazzonica o del deserto del Sahara), il tutto in un’area protetta, oggi anche Sito di interesse comunitario (Sic) che è già di per sé elemento attrattivo da poter valorizzare".

Si valuta l'azione legale

"Finora – prosegue Archinà – non ci siamo mai sottratti al confronto, come dimostrato anche dall’ultima lettera inviata alla società dove è stata ribadita la disponibilità a valutare progetti alternativi alle bioserre anche con il supporto di esperti quali per esempio il Politecnico di Torino". E annuncia: "La posizione assunta dalla società attraverso l’ultima diffida inviata all’amministrazione comunale e la condotta di ieri mattina, ci costringono a valutare tutte le possibili azioni comprese quelle di natura legale per contrastare un atto che riteniamo comunque illegittimo".

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