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Carceri, la vera pandemia sono i suicidi: in 21 anni sono stati 1.221

Un terzo delle morti dietro le sbarre

Negli ultimi 21 anni i suicidi che si sono consumati all'interno delle carceri sono stati 1.221 su un totale di 3.309 decessi. Dal 2000 a oggi si è tolto la vita oltre un terzo di chi è morto in carcere. Un trend che, se si analizzano attentamente i numeri, è stato rispettato ogni anno. 

Nel 2021 per esempio su 130 morti registrate, ben 53 sono a seguito di suicidio; nel 2020 erano 62 su 152; nel 2019, 53 su 143; nel 2018, 67 su 148; nel 2017, 52 su 123. E così via. Segno che la vera pandemia nelle carceri sono i suicidi, senza nulla togliere al covid che è stato un altro dei tanti problemi.  

Numeri che fotografano una delle conseguenze, la più tragica, del degrado in cui versano le carceri in Italia e in Piemonte. "Mi vergogno un po' a essere qui per il sesto anno consecutivo a denunciare gli stessi problemi", ha detto Monica Gallo, garante dei detenuti di Torino, all'inizio del suo intervento durante il consueto bilancio annuale sullo stato delle carceri piemontesi. 

I problemi, che sono sempre gli stessi, sono anche tanti: sovraffollamento, ratti e scarafaggi dentro le celle, muffe e inagibilità delle strutture. 

A Torino i detenuti presenti presso la casa circondariale Lorusso e Cutugno sono 1.378 a fronte di 1.060 posti a disposizione. Numeri, anche in questo caso, che raccontano di 318 detenuti presi in custodia a Torino, ma che a Torino non dovrebbero essere, perché per loro presso la casa circondariale in teoria il posto non ci sarebbe. 

A Torino però ci sono e sono costretti a vivere in condizioni igienico sanitarie traballanti: "Mi vergogno di essere qui per il sesto anno a dire che la circondariale è invasa da topi e blatte che continuano a persistere in una situazione che dal punto di vista igienico e sanitario diventa complessa per detenuti e agenti della polizia penitenziaria", spiega la garante Monica Gallo, "In quasi tutte le sezioni i bagni sono ricoperti di muffa; in alcuni lati dell'istituto le celle sono inagibili". 

E poi ancora: "Desta molta preoccupazione la zona filtro, che è quella che denunciamo da anni e che è la sezione occupata da chi ingoia ovuli di sostanze stupefacenti", continua Gallo, "Dovrebbero essere trattati in ambiente sanitario, ma a Torino questa gestione viene affidata alla polizia penitenziaria e a una sezione che non ha un presidio sanitario h24". 

"Se non ora, quando attivarsi per risolvere questi problemi strutturali?", si domanda Bruno Mellano il garante regionale dei detenuti. "Se non ora quando? Come non pensare di utilizzare i 132,9 milioni di euro previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e i fondi messi a disposizione dal Governo per far compiere un salto di qualità alla sanità e all’edilizia penitenziaria?". Soldi che potrebbero essere spesi per dare dignità a chi sta scontando una pena al termine della quale dovrà rimettersi in gioco. 

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