Domenica, 14 Luglio 2024
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Mancanza di personale e burocrazia lumaca, per il passaporto a Torino bisogna attendere 6 mesi

Migliaia di pratiche accumulate: l'allarme del Siulp

A Torino l'incubo passaporti si fa sempre più allarmante. Chi necessita del documento per recarsi all'estero ha davanti a sè 6 mesi di esasperante attesa: 5 solo per la prenotazione e altri 30 giorni per il rilascio. A un costo nemmeno troppo irrilevante di circa 100 euro a persona.

Un 'intasamento' dovuto alla grande richiesta di rinnovi e nuovi rilasci dopo due anni di pandemia, durante i quali, causa restrizioni nessuno o quasi ha più viaggiato all'estero. Parlando di numeri, nel 2019  - prima del covid - la Questura di Torino ha emesso 46.102 passaporti, nel 2020 la richiesta è scesa a 20.675 e nel 2021 è crollata a meno di 18mila. Nel primo trimestre di quest'anno i passaporti prodotti sono stati più di 11.500 mentre nello stesso periodo dell'anno scorso la richiesta si era fermata a 6500. Ritardi dovuti anche ai tempi lunghi, per i cittadini, per ottenere la carta d'identità elettronica, sebbene la situazione sia in miglioramento

A denunciare il problema, il Siulp (Sindacato Italiano Unitario dei Lavoratori di Polizia) che mette l'accento sulla drammaticità della situazione soprattutto per il personale negli uffici del capoluogo piemontese, sui quali spesso si concentrano gli sfoghi dei cittadini giustamente irritati e preoccupati dai tempi lunghi. Migliaia di pratiche che si accumulano e che, nonostante gli sforzi organizzativi dei poliziotti, in settimana impegnati anche in altri servizi tra cui quelli relativi all'ordine pubblico, non riescono a essere smaltite. Senza contare che a sommarsi alle pratiche per il passaporto, sono anche i porti d'arma e i permessi di soggiorno.

Manca il personale, sebbene di recente si sia cercato di recuperare il tempo perduto con nuove assunzioni, e le lungaggini sono quindi inevitabili. " Non è pensabile garantire servizi ai cittadini in questo modo - spiega il Segretario Generale del Siulp di Torino, Eugenio Bravo - e non è concepibile sfruttare i lavoratori di polizia a causa di una poca lungimiranza di chi, negli ultimi decenni, non si è preoccupato minimamente di rimpolpare gli organici dalla polizia di Stato. Questo prezzo lo pagano adesso sulla loro pelle i poliziotti bersagli, in alcuni casi, degli sfoghi e delle preoccupazioni dei cittadini".

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