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Domenica, 16 Gennaio 2022
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L'allarme di Confesercenti: "A causa dell'ondata di covid si sta andando verso un lockdown di fatto"

L'associazione chiede interventi per aiutare quelle attività che vengono bloccate da positività e quarantene

I negozi torinesi stanno andando sempre di più verso un lockdown di fatto a causa di positività e quarantene per il coronavirus. A lanciare l'allarme, a metà gennaio 2022, è la Confesercenti del capoluogo piemontese, dopo una breve indagine tra le attività del capoluogo e della provincia. "Sono sempre di più i negozi e i pubblici esercizi costretti a limitare servizi e orari, o addirittura a chiudere a causa della diffusione del covid che colpisce titolari e dipendenti - dicono dall'associazione -. Tutto ciò provoca alle imprese l’ennesimo danno che in qualche modo andrà ristorato".

"Il 10% delle attività è chiusa, un altro 30% in affanno"

“Già oggi - dice Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti - possiamo stimare un 10% di attività temporaneamente chiuse e un altro 30% in affanno". La chiusura, spiegano dall'associazione, riguarda soprattutto le piccole e piccolissime attività a conduzione familiare che non hanno dipendenti: in questo caso, basta che sia colpito o in quarantena il titolare e l’attività si ferma. "Ma neppure la presenza dei dipendenti - aggiungono - mette al riparo dalle difficoltà: meno personale significa dover riorganizzare e aumentare i turni dei dipendenti che rimangono in servizio, ridurre gli orari, essere costretti a garantire meno servizi alla clientela; succede anche che a essere infettati siano contemporaneamente il titolare e i dipendenti: in questo caso, il blocco è inevitabile". "Non dimentichiamoci - osserva Banchieri - che non tutte le competenze sono facilmente sostituibili: un cameriere, un pizzaiolo, un addetto di un laboratorio di macelleria, un commesso di un negozio di abbigliamento non si possono improvvisare e il titolare non può seguire tutto".

"Numeri che facilmente si aggraveranno nelle prossime settimane"

"Purtroppo  continua Banchieri - con la pandemia in rapido avanzamento è facile prevedere che questi numeri nelle prossime settimane si aggraveranno. Su questo tutti gli specialisti sono concordi: la riapertura delle scuole e la ripresa piena delle attività e degli spostamenti dopo la pausa natalizia moltiplicheranno i casi. Il governo non ha varato nessun provvedimento di chiusura, ma una parte del commercio rischia un lockdown di fatto, e non si tratta di pochi giorni: date le note difficoltà legate ai tamponi e alle quarantene, la chiusura può andare dai sette-dieci giorni ai 20, con una perdita per le imprese non indifferente”.

Mentre i dipendenti che non lavorano hanno la normale copertura per malattia garantita dall’Inps, il titolare che deve bloccare o ridurre l’attività non ha alcuna garanzia dal punto di vista economico: "A tutti i danni provocati da quasi due anni di pandemia - conclude Banchieri  - si aggiunge anche questo: non è dovuto ad alcun provvedimento formale di chiusura, ma deve essere in qualche modo preso in considerazione. Per questo proponiamo l’immediata istituzione di un'indennità di chiusura o di ridotta attività basata sulle certificazioni di positività rilasciate in questi casi".

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