In due mesi calati a picco i flussi turistici: gli imprenditori alberghieri chiedono lo stato di crisi

Il settore turistico-ricettivo torinese traccia un primo bilancio dell’emergenza sanitaria: persi 70 milioni di euro di fatturato nella sola area di Torino

Immagine di repertorio

Il rischio, tra le conseguenze del coronavirus, è la desertificazione alberghiera, anche per i prossimi anni. A dirlo sono gli imprenditori alberghieri preoccupati per la situazione attuale e per un futuro che potrebbe essere senza eventi, manifestazioni sportive, meeting e business. Gli imprenditori chiedono lo stato di crisi: contributi a fondo perduto, burocrazia snella, risorse dirette alle aziende, sostegno ai lavoratori del settore ed esenzioni fiscali per resistere. 

Il settore turistico-ricettivo di Torino ha subito un duro colpo con l’evolversi della pandemia: nei due mesi di lockdown, secondo le stime di Federalberghi Torino, le imprese alberghiere hanno visto andare in fumo 70 milioni di euro di fatturato. Complessivamente la città ha perso anche 1.5 milioni di potenziali presenze (tra il 21 febbraio – data alla quale risalgono i primi casi di positività in Italia – e il 4 maggio) in un periodo dell’anno tradizionalmente positivo per il turismo torinese, con gli short break, le gite scolastiche e gli eventi sportivi e i ponti primaverili di Pasqua e del 1° maggio che, oltre al turismo business, avrebbero portato in città molti turisti.  

“Lo stato di crisi perdurerà anche oltre il 4 maggio”

Uno stato di crisi che perdurerà anche oltre il 4 maggio, nella cosiddetta Fase 2. Ne è convinta l’associazione di categoria: “Prima della pandemia i flussi turistici verso Torino erano alimentati prevalentemente dai viaggi business, dai meeting aziendali, dai convegni dei professionisti e dagli eventi organizzati in città, cui si aggiungeva una quota di “turismo leisure”, concentrata in particolare nei ponti e nei periodi di vacanza. Di fronte a un futuro che si annuncia privo di manifestazioni, viaggi di lavoro e turismo tradizionale gli imprenditori alberghieri riflettono su come ripartire e chiedono un aiuto al mondo politico”. 

Rischio desertificazione alberghiera 

“Non possiamo guardare con grande ottimismo al 4 maggio e alle successive date previste dal governo per l’allentamento delle misure di contenimento perché per il nostro settore non cambierà molto – dichiara Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torino –.  È ormai chiaro che nei prossimi mesi non vi saranno eventi, manifestazioni, il turismo business e gli spostamenti intraregionali saranno fortemente ridotti mentre il turismo leisure resta un’incognita. Chiediamo quindi alle istituzioni che venga riconosciuto lo stato di crisi e soprattutto che vengano previsti consistenti sostegni economici a fondo perduto, risorse dirette alle aziende e svincolate da scoraggianti iter burocratici, sostegni per i lavoratori del settore ed esenzioni fiscali tali da sopperire alla mancanza di liquidità e non meri rimandi delle scadenze”. 

Fabio_Borio-2

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Il rischio, denuncia Federalberghi Torino, è quello di una desertificazione alberghiera che potrebbe avere effetti negativi anche nei prossimi anni. “L’obiettivo principale in questo momento deve essere quello di preservare un patrimonio turistico-ricettivo di rilievo, salvaguardando la tenuta del tessuto socio-economico a esso collegato – prosegue Borio – prima o poi si tornerà alla normalità, Torino ricomincerà ad ospitare grandi eventi, primo fra tutti le Atp Finals e non potrà farsi trovare impreparata”.
 

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