Lunedì, 14 Giugno 2021
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Torino, Bufera sulla consigliera pentastellata: posta su Facebook una vignetta antisemita contro il gruppo Gedi

Presa di distanze da parte della sindaca

Immagine di repertorio

Sta facendo rumore l'esternazione antisemita, tramite social, della consigliera comunale di Torino Monica Amore (Movimento 5 Stelle).

Amore, classe 1975, eletta nel 2016, ha deciso di postare una foto in cui viene elencata la composizione delle testate giornalistiche del Gruppo Gedi, ovvero La Stampa, La Repubblica, MessaggeroVeneto, Il Secolo XIX, Il Tirreno, il Piccolo e altre come Le Scienze o National Geographic. 

Tra le testate, ecco apparire l'immagine, a fumetti, di due persone: una dove è raffigurato un uomo con la Kippah, la barba lunga e una stella di David sulla schiena. L'altra, invece, di un uomo con il ghigno sul volto, la barba lunga e il naso lungo e che si sfrega le mani. E con un coltello dietro la schiena.

Fumetti che riportano alla mente la campagna antisemita del secolo scorso.

Il tutto condito da una sola parola a commento: "interessante!". 

Che si tratti di una clamorosa gaffe, figlia dell'ignoranza (ignoranza nella più aulica delle accezioni, ovvero del non sapere, del non conoscere, ndr) è a dir poco palese. Perché se Amore avesse saputo il significato di quelle vignette - che tanto fecero discutere 100 anni abbondanti fa - sicuramente non avrebbe postato quella foto. O le avrebbe oscurate. Perché quel post doveva essere una sorta di critica alla legge Gasparri e alla possibilità di "poter concentrare nella mani di pochi l'intera informazione in Italia", come lei stessa precisa in un altro post su Facebook, dove dichiara di non essere "razzista" e che "voglia bene ad ogni essere umano, senza distinzione di genere, condizione sociale, religione o colore della pelle". E spiegando anche come abbia deciso di cancellare quel post "perché quei giornali che volevo criticare hanno usato un dettaglio dell'immagine, a cui neanche avevo fatto caso, per deligittimare il ragionamento sul problema, che esiste". 

E scusandosi "con i colleghi del M5s che sono stati al centro della strumentalizzazione e con tutte le persone di origine o religione ebraica che si sono sentite offese o discriminate o alle quali quel dettaglio ha ricordato la pagina più nera della storia del Novecento" ma anche con "la famiglia Elkann, non era mia intenzione evocare una storia del  passato, dolorosa  e offensiva".

"Vizi orribili" per il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, che, ancora, definisce Amore come "persona infame e indegna" e domandandosi se la stessa consigliera volesse avvicinare il "Gruppo Gedi alla famosa congiura giudo-pluto-massonica?".

Purtroppo non è nuova ad uscite fuori luogo. Perché in passato citò Mussolini ("Non temo il nemico che mi attacca ma il falso amico che mi abbraccia") o, solo poche ore prima di questa ennesima gaffe, aveva fatto intendere di essersi stufata delle mascherine. Proprio durante una pandemia...

"La consigliera Amore ha chiesto scusa per aver pubblicato il post - grave e inaccettabile - che ha già provveduto a rimuovere. Ribadisco da parte mia e della Città la più netta presa di distanza", commenta su Facebook la sindaca Chiara Appendino.

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