Domenica, 25 Luglio 2021
Attualità

Torino, scende per buttare la spazzatura ma viene scambiato per un ladro

La disavventura occorsa ad un 23enne maghrebino

Zakaria Jarmouni

Lo ha scambiato per un ladro. Intimandogli di andare via. Iniziando a fotografarlo e ripetendogli che, se non se ne fosse andato, avrebbe "chiamato la polizia". Convinta che quel giovane fosse un ladro. 

Peccato che si trattasse di Zakaria Jarmouni, classe 1997, torinese di origine maghrebina. Un ragazzo come tanti altri che in quel condominio ci abitava e non voleva entrare per rubare. Anche perché, in mano, aveva tre sacchetti della spazzatura. Ed era vestito con un elegante... pigiama. 

A raccontare la storia è lo stesso Zakaria, attraverso un lungo post su Facebook, dove denuncia anche la sua amarezza per quanto accaduto.

"Cara Italia, non sono un ladro. Ti scrivo amareggiato, per dirti che sono stanco di tutto questo. Qualche giorno fa stavo uscendo di casa, in pigiama, con tre sacchetti della spazzatura in una mano ed un paio di chiavi nell’altra, diretto verso i bidoni dell’immondizia nel cortile interno del mio palazzo. Mentre rigiro le chiavi in mano, una signora mi si avvicina da dietro con fare accusatorio. “Chi sei tu? Cosa pensi di fare? Non puoi stare qui, vattene o chiamo la polizia.” Tira fuori il telefono, iniziando a fotografarmi. Mostro alla signora le chiavi, interdetto, informandola che sto solo cercando di andare a buttare la spazzatura".

Ma la signora, imperterrita, continua a fotografarlo. E gli urla: “Se provi ad entrare chiamo la polizia, sei un ladro.”

Zakaria prova a farle capire quale fosse la verità: “Signora, sono in pigiama, ho le chiavi, ho tre sacchetti della spazzatura in mano, che problema ha? Non sono un ladro". 

Nulla, tutto vano: “Hai rubato le chiavi! Chiamo la polizia! Identificati subito!”, continua quella condomina. 

"Infastidito dal tono della signora, rifiuto di risponderle, giro le chiavi e mi dirigo verso il cortile interno. La signora stava chiamando la polizia. Non riuscivo a credere a ciò che stava succedendo. Chiamo il mio coinquilino dal cortile, magari a lui la signora avrebbe dato ascolto. Scosso, rientro nel mio appartamento. La signora nel frattempo manda le foto al mio affittuario, il quale, la informa che sono un inquilino con regolare contratto. La signora si giustifica dicendo che quella mattina, qualcuno aveva rubato la borsa alla figlia. Non si è mai visto un marocchino in quel quartiere, dovevo per forza aver trovato le chiavi, rintracciato il luogo dove abitava la figlia, e ora stavo provando ad entrare nel palazzo. In pigiama. Con tre sacchi della spazzatura. E le chiavi. Ovviamente".

L'aspetto più demenziale di questa storia sta nel fatto che ancora oggi, la signora, "si rifiuti di chiedere scusa. Ed è forse questo l’aspetto che più di tutti mi lascia amareggiato. Ma nonostante tutto questo, sono fiero. Fiero di tutti/e coloro che mi hanno subito supportato, aiutato, spalleggiato, difeso. Cara Italia, questi sono tuoi figli e tue figlie. E saranno sempre più di chi mi vuole alieno. Sono i miei fratelli, le mie sorelle. Cara Italia, l’Italia siamo noi, Insieme", conclude il post Zakaria. 

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