Torino insolita e curiosa, “Quando il Po si arrabbia”: le piene del Fiume a Torino

Nella sua storia Torino dovette far fronte a due diverse e opposte sciagure meteorologiche: i prolungati periodi di siccità e le inondazioni dei suoi fiumi. Come attestano diverse testimonianze scritte, se da un lato si faceva spesso divieto di utilizzare le bealere per la penuria d’acqua, dall’altro si procedeva alla ricostruzione o alla riparazione dei ponti – in legno e forse improvvisati – che collegavano le sponde del Po e della Dora distrutti dalle piene. 
 

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Il ponte del papa

Un documento dell’aprile 1416 mostra come il principe Ludovico di Savoia-Acaia intimasse al Comune di Torino la corretta manutenzione degli argini del fiume maggiore per prevenire i danni delle alluvioni: «Poiché ai tempi delle inondazioni delle acque il Po porta molti alberi che distruggono e rompono i nostri ponti esistenti sul Po con rovina nostra e della patria, vi chiediamo di portar via tutti i tronchi esistenti vicino al Po per quattro o cinque trabucchi [circa 12-15 metri] perché una futura inondazione non possa trasportarli». Per rendersi ben conto di quello che la furia dell’acqua aveva la forza di abbattere è utile osservare con attenzione il dipinto di Bernardo Bellotto, realizzato nel 1745, che si trova al primo piano della Galleria Sabauda. La veduta che il celebre pittore veneziano dipinge durante il suo soggiorno alla corte dei Savoia è una specie di fotografia ante litteram, che riproduce in modo fedele uno scorcio di realtà urbana dell’epoca. La chiesa dei Cappuccini domina il fiume e le sue sponde, lungo le quali si distinguono uomini e donne impegnati nelle loro attività quotidiane. 

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Protagonista della scena è l’antico ponte della porta di Po (il cosiddetto «ponte di pietra»), che fino all’Ottocento fu l’unico attraversamento fluviale in muratura cittadino. Realizzato nel XV secolo, storici e cronisti dell’Ottocento tramandano che alla sua costruzione contribuì papa Martino V, nel 1418 di passaggio a Torino di ritorno dal concilio di Costanza. Si racconta anche come, a questo scopo, il pontefice prima promise alcune migliaia di fiorini d’oro, poi optò per l’elargizione dell’equivalente sotto forma d’indulgenze. Nei secoli seguenti, grazie a continue opere di consolidamento, il ponte continuò a essere utilizzato e resistette fino alla piena del 3 novembre 1706, quando il cedimento di un pilone causò il crollo di quattro arcate, che furono sostituite da un’impalcatura in legno. La nuova struttura, anche se provvisoria, permise il transito tra le rive per altri cent’anni. Ed è proprio in quel periodo che si colloca il quadro di Bellotto, dove il ponte è rappresentato mezzo di pietra e mezzo di legno. Poi, in epoca napoleonica, ne vennero decisi l’abbattimento e la completa ricostruzione. 
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Siccità e diluvi

Il tempo passa, molte cose cambiano. Ma alluvioni e siccità sono sempre in agguato. È l’estate del 1839 e in Piemonte (ma in generale in gran parte d’Italia) si registra una straordinaria siccità. Si vieta la vendita dei fiammiferi per evitare il rischio d’incendi e si celebrano funzioni religiose di varia natura per impetrare la pioggia. A metà ottobre la pioggia arriva, ma ne cade tanta, troppa. Tutta la pianura Padana, da Torino all’Adriatico, è stretta nell’abbraccio mortale dell’acqua: acqua dal cielo, acqua dal Po, che rompe gli argini e dilaga con effetti catastrofici. Le eccezionali precipitazioni determinano un prolungato stato di piena e il conseguente straripamento dei fiumi torinesi.
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Il cippo del Valentino

In prossimità dell’ingresso del Borgo Medievale un cippo ricorda le maggiori alluvioni e le principali piene del Po che si sono verificate a Torino negli ultimi duecento anni o poco più. L’alluvione più devastante, come indica la colonna del Valentino, è stata proprio quella dell’ottobre del 1839, quando il livello del fiume raggiunse i 6 metri e 20 centimetri. In quell’occasione anche la Dora tracimò e portò via il ponte delle Benne, che fu ricostruito qualche anno più tardi. Questa descritta resta l’inondazione torinese più considerevole degli ultimi secoli, anche se i danni prodotti dalle due recenti e devastanti alluvioni dell’ottobre 2000 e del novembre 2016 (in cui, a paragone del 1839, il livello dell’acqua ha raggiunto livelli inferiori rispettivamente di soli 30 e 50 cm) sono stati nel complesso più ingenti, a causa del maggior popolamento e del dissesto idrogeologico. Al quarto posto di questa classifica di esondazioni si colloca la piena del 4 maggio 1949, giorno della tragedia di Superga, quando le piogge scroscianti, le raffiche di libeccio, la scarsissima visibilità causarono lo schianto dell’aereo che trasportava i calciatori del Grande Torino. Il Po tracimò nella zona sud della città, verso Moncalieri, senza però creare danni particolari. Del resto, la commossa attenzione di tutti era com’è giusto rivolta al disastro aereo e quella piena venne ben presto dimenticata.

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