L’arte nelle strade di Torino, "Come ti cambio la periferia": Mirafiori Sud e la street art

Il quartiere deve il proprio nome a un antico castello sabaudo chiamato Miraflores

Il quartiere Mirafiori Sud deve il proprio nome a un antico castello sabaudo (abbattuto alla fine del XIX secolo) chiamato Miraflores, intorno al quale si era formato un borgo rurale. A cavallo tra Ottocento e Novecento, nell’area vennero costruiti un ippodromo e uno dei primi aerodromi italiani (dei quali oggi non v’è più traccia), ma soprattutto, negli anni Trenta, il grande stabilimento emblema della Torino industriale, la FIAT Mirafiori appunto. Intorno, si sviluppò un quartiere popolare, che fu per decenni simbolo dei tanti ghetti urbani sorti nella città- fabbrica. Il percorso alla scoperta dell’arte urbana comincia con l’opera di Bruno Martinazzi Le due forze, un tempo situata presso il centro direzionale FIAT di corso Ferrucci e ora ricollocata al cancello 30 della FIAT New Holland, in via Plava. L’opera, voluta da Gianni Agnelli, rappresenta due enormi pugni in pietra, dove forma e materia interagiscono in un dialogo tra misura ed espressione, tra armonia e forza.  

MurArte

Nel 1999 Torino ha lanciato il progetto MurArte per valorizzare gli interventi di giovani writers, allo scopo di «dire qualcosa» alla città, legittimando questa pratica artistica nata e cresciuta nell’illegalità. Nel 2010 si crea anche il festival PicTurin, finanziato dal Dipartimento della Gioventù, in cui si mescolano nomi affermati della scena internazionale e artisti torinesi emergenti. Un esempio di tali progetti si trova in via Quarello, 43, dove nel 2011 un lungo muro è stato dipinto da Vesod, Sir2, Pao, Psiko, Guys, Esck e Isma con un’esplosione di meteoriti e di alieni che spazza via un po’ del grigio della periferia industriale. 

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Seguendo poi strada del Drosso, raggiungiamo corso Unione Sovietica e la rotonda in cui confluisce anche strada Castello di Mirafiori: lo snodo tranviario della linea 4 vuol coniugare funzionalità e arte. Vincitrice della sesta edizione del concorso Torino incontra… l’arte, l’installazione Round Blur di Nicole_fvr e 2A+P (2005) è di forma circolare e occupa l’intera superficie disponibile, in modo da risultare visibile lungo il perimetro della rotatoria alle auto che vi transitano attorno. L’opera è un intrico di spazi colorati in cui si alternano i simboli delle diverse nature urbane, asfalto e cemento alternati ad alberi e aiuole, uniti da una cintura di «catafiori», ossia catarifrangenti che di notte riflettono le luci delle auto e colorano la rotonda. Questi, insieme a fiori autentici, spuntano da aree dipinte con una vernice bianca rifrangente, per dare un effetto generale di sfocatura (in inglese blur, da cui il titolo). Lo stato di conservazione dell’opera, tuttavia, oggi appare critico, a causa del continuo attraversamento pedonale e della scarsa manutenzione. 
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Proseguendo su strada Castello di Mirafiori, giriamo a sinistra in strada delle Cacce e poi in via Verga, dove troviamo una delle tante pitture murali dell’associazione MKE (Monkeys Evolution), che qui ha collaborato con MurArte e con la Circoscrizione: un muro, un tempo scrostato, è stato trasformato in un’evocativa opera dedicata al titolare della via, Giovanni Verga, e al suo romanzo più noto, I Malavoglia. L’opera evidenzia la dura vita dei pescatori e l’importanza della scrittura (la stilografica) per legare passato e presente. Una bottiglia con un messaggio si trasforma in un moderno cellulare, anch’esso portatore di messaggi, mentre lo scrittore è ritratto in bianco e nero in un francobollo. 

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Proseguiamo su strada delle Cacce, dove, all’altezza del numero 78, possiamo individuare il monumento in ricordo dell’antico aeroporto. Sulla lapide, posta nel 1963 e abbellita da un’ala stilizzata, vi è la scritta: «Vecchio campo di Mirafiori, sorto presso la FIAT Aviazione, fervida fucina d’ali primigenie, di qui le leggendarie squadriglie militari agli albori del secolo, sfrecciano a violare arditissime il silenzioso reame delle aquile». Alla fine di strada delle Cacce, incrociamo via Vigliani ed entriamo nel parco Colonnetti, dov’è presente dal 1992 il Monumento alla pace di Alessandro Roncaglio. Una lastra in acciaio inox (simbolo dell’indistruttibilità dei valori e lucente, per attrarre anche gli sguardi più distratti) è stata lavorata a sbalzo con frasi, disegni e simboli per celebrare la Resistenza e i suoi caduti. Su uno sfondo di montagne, un partigiano appende il fucile al muro, mentre un volo di colombe penetra da un’apertura. «Badate bene», sottolineò Roncaglio, «che il partigiano non sotterra il fucile e non lo consegna, pronto a difendere ancora i valori per cui ha combattuto, se fosse necessario.» Nei pressi dell’opera sono raggruppate targhe che ricordano eroi ed episodi della Resistenza e delle guerre. 
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A poca distanza, all’incrocio tra le vie Artom e Candiolo, troviamo un’altra opera sul tema della Resistenza: il murale creato – su iniziativa del MAU, con la collaborazione della Circoscrizione e di altri enti – da Andrea Gritti e Margherita Bobini, dedicato a Emanuele Artom, ebreo e partigiano, morto sotto tortura nelle carceri fasciste nel 1944. Percorrendo via Candiolo per tre isolati, nei giardini all’incrocio con via Monastir possiamo ammirare il muretto mosaicato da Luciano Cappellari con l’opera Mediterraneo. 
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Quasi al fondo di via Artom (al centro della rotonda all’incrocio con strada Castello di Mirafiori), incontriamo l’ultima opera del nostro itinerario, Duenoci di Marcella Tisi, creata nel 2010. 
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La scultura fa parte di Formenatura, un progetto attraverso cui questa artista si propone di lavorare su porzioni di spazi urbani, modificandole e rendendole piacevolmente «abitabili» grazie alle opere d’arte.

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