Non solo movida: i 5 capolavori liberty della Vanchiglia

Al centro della cronaca per gli eventi legati alla movida, quartiere di tradizione operaia, la Vanchiglia nasconde tra i suoi isolati alcuni gioielli liberty. Scopriamo quali.

I bagni pubblici

Nella seconda metà degli anni Dieci del Novecento, il comune di Torino avvia un piano di realizzazione di strutture pubbliche per rispondere alle esigenze sociali emerse con sviluppo della città, tra cui i bagni pubblici di via Vanchiglia 35 inaugurati nel 1909. Pregevoli per la ricercata bellezza e la cura dettaglio dei particolari costruttivi, dalla centina in mattoni delle grandi finestre, al trattamento delle aperture dei blocchi laterali ammorbiditi dalla soluzione del coronamento, ai giochi di chiaro scuro che scandiscono le facciate, alla composizione dei grandi serramenti in legno, ai fregi affrescati, alle foglie, fusti e fiori sotto la pantalera. Nella testata d’angolo con l’ingresso, le aperture sono inserite in campi in muratura in mattone faccia a vista delimitati da bianchi capitelli e colonne stilizzate che ne slanciano il volume. Ai lati, paralleli alle vie, i blocchi con i bagni. 

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Tra vetrate e alberi

Nel lotto tra corso Regina Margherita, via Farini e via Manin, Antonio Vandone di Cortemiglia progetta tre edifici diversi tra loro facendo attenzione a non chiudere il perimetro, ma organizzando una spezzata per dare respiro al blocco parallelo a corso Farini. L’edificio alla confluenza tra i corsi Regina e Farini è caratterizzato dal bow window di testata su tre piani. I primi due, con alte vetrate tripartite, compongono un blocco monolitico delimitato ai lati da lesene, il terzo è una veranda leggera e luminosa. La larga facciata su corso Regina è intervallata da coppie di lesene a tutt’altezza che si concludono con doppi “capitelli” e ghirlande. I balconi con gli intradossi decorati e sfalsati rispetto ai piani sottostanti, movimentano l’impaginato. Nel perimetro del blocco all’incrocio tra via Manin e corso Regina, cresce un’alberata di piante a graffito. 

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L’eleganza di uno stabilimento

La costruzione che si affaccia su corso Regina Margherita 16, oggi in precarie condizioni di salute, era la palazzina uffici annessa allo stabilimento della Venchi & C. Società Anomina (3, P. Fenoglio, 1909). La facciata simmetrica ha un andamento concavo. È un invito a entrare dall’ingresso principale la cui ufficialità è sottolineata da un’alta cimasa nella posizione centrale difesa da quattro teste leonine in corrispondenza dell’appoggio dei pilastrini. Ai lati, inserite nelle mensole sotto gronda, invece, severe e attente leonesse. L’apparato decorativo è sobrio ed elegante: fasce bicrome al piano terreno, voltini in evidenza sopra le aperture incorniciate in specchiature appena rientranti, ferri dal disegno semplice in cui è riconoscibile la mano del progettista per i parapetti dei balconi e le grate di finestre e infernotti. Gli spazi produttivi hanno la struttura portante in cemento armate realizzate dall’impresa Porcheddu, licenziataria in Italia del brevetto Hennebique. L’ampliamento su via Ricasoli (1924) porta la firma di Luigi Venchi. 

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La scuola bella

La “Nuova scuola in Borgo Vanchiglia” (via Bettino Ricasoli, 30, oggi Ufficio Tecnico Comunale) - questo il suo nome nel 1911, oggi è invece nota come Scuola Primaria Ludovico Antonio Muratori - è rimasta immutata nell’aspetto esterno. In passato gli spazi interni erano suddivisi in ambienti maschili e femminili con le aule sul fronte di corso Belgio e gli spazi accessori (alloggio del custode, palestre, refettori e servizi) nelle tre maniche a pettine verso via Manin. I corpi scala, in testata, sono autonomi, incorniciati in un alto portale su cui spicca la coppia dello stemma della città con i due tori contrapposti; l’ambiente è luminoso e le rampe compongono una fascia posta di traverso. La scuola è un edificio pubblico. Deve essere bello e accogliente. Questa lo è.

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L’isolato di Momo

Nel 1910 Giuseppe Momo si cimenta con il progetto di un intero isolato (corso Regina Margherita 93-95, via Denina 1-3, via Santa Giulia 1-3 e interno 2), simmetrico rispetto agli assi est-ovest e nord-sud, con affacci più alti e maestosi sui corsi Regina e San Maurizio. Un impaginato imponente che attinge da elementi classici per riproporli con geometrie e volumi semplificati. L’ampio fronte è scandito da finestre e balconi con parapetti e mensole decorati. L’effetto di chiaro scuro è efficace e smorza la massa. Nel coronamento le finestre sono alternate a capitelli stilizzati. In ciascuno dei quattro spigoli dell’isolato due putti in erba sollevano una leggera ghirlanda di fiori, incuranti del peso che incombe su di loro.

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