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Prese l'epatite dopo una trasfusione in ospedale a Torino: Ministero condannato al maxi risarcimento

Dopo la morte della donna, avvenuta nel 2017

Era il 1982 quando una donna, all'epoca 39enne, venne sottoposta a trasfusione all'ospedale Sant'Anna di Torino dopo un ricovero per motivi ginecologici.

Una trasfusione, però, con sangue infetto. Anni di calvario per quella donna, che aveva poi contratto una infezione da epatite virale di tipo C: era poi morta nel 2017, nella Casa di Cura villa dei Fiori di Acerra, a 74 anni.  

Marito e figlie della donna hanno intentato causa al Ministero della Salute, conferendo l'incarico all'avvocato Maurizio Albachiara con l'obiettivo di accertare l'eventuale condotta omissiva del Ministero del Salute sulle sacche di sangue destinate alla trasfusione, con annessa richiesta di risarcimento danni.

La commissione medica ospedaliera del Ministero ha riconosciuto così il nesso tra le complicanze della patologia epatica e il decesso.

La X sezione civile del Tribunale di Napoli, con sentenza del 13 maggio 2021, riconoscendo la responsabilità del Ministero per non aver vigilato e controllato il sangue utilizzato per le trasfusioni e per non aver controllato che il sangue dei donatori presentasse alterazioni delle transaminasi, condannava il Ministero della Salute al pagamento in favore del marito e delle figlie della somma di 670 mila euro oltre interessi. Inoltre, il Ministero veniva condannato anche al pagamento di 100 mila euro a favore dei nipoti della defunta pensionata per il particolare rapporto che legava i piccoli alla nonna.

“Questa sentenza rappresenta una delle battaglie vinta dallo studio Albachiara. Purtroppo il paradosso è che per la liquidazione degli importi riconosciuti bisognerà fare un altro giudizio presso il Tar affinché lo stesso obblighi il Ministero ad ottemperare al pagamento. Resta la soddisfazione di aver ottenuto un giudizio che ha riconosciuto una congrua somma anche ai piccoli nipoti della signora”, ha dichiarato l’avvocato Maurizio Albachiara.

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