Soccorre uomo ubriaco nel parco, l'appello all'umanità: "Non restiamo indifferenti"

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"Sono ubriaco. Voglio il cimitero. Voglio morire. Sono arrabbiato. Non mi piace la mia vita". È una storia di sofferenza, indifferenza e solidarietà quella che ci ha voluto raccontare la signora Giulia. Donna che insieme al marito si è prodigata per soccorrere un uomo che credeva di essere troppo stanco per continuare a vivere. Un uomo completamente ubriaco steso per terra sull'erba di Parco Stura, davanti all'ingresso che affaccia sulla rotonda di via Ivrea. Una vicenda umana che ha toccato talmente nel profondo la donna che l'ha indotta a lanciare un appello: "Non rimaniano indifferenti davanti alla sofferenza altrui". 

È la sera di giovedì 3 gennaio, sono passate da poco le 20.30. Giulia, suo marito e il figlio stanno facendo una passeggiata nel parco quando in lontananza vedono un uomo a terra. Subito l'allerta. Vedono vicino a lui qualcosa di bianco, pensano sia un piccolo cagnolino, ma quando si avvicinano si rendono conto che si tratta di un sacchetto di carta con dentro una bottiglia di birra. L'ennesima. 

Cercano di aiutarlo. Di capire chi sia e perché è ridotto in quelle condizioni. Dove abiti e chi possano contattare per farlo venire a prendere. L'uomo però non vuole essere aiutato. "Sono ubriaco. Voglio il cimitero. Voglio morire. Sono arrabbiato. Non mi piace la mia vita", dice loro. È a questo punto che Giulia e il marito decidono di chiamare i soccorsi che prontamente arrivano sul posto, ma non possono fare nulla. 

"Contro la volontà dell'uomo non possiamo fare nulla", si sente dire da una volontaria nel video che Giulia ha girato con il suo telefonino. "L'ambulanza è ferma e c'è gente che aspetta", continua un altro volontario. E la donna che ha chiamato i soccorsi ribatte: "È una questione di umanità, non di lavoro. Mi dispiace, ma così non lo possiamo lasciare". 

Nel video le immagini del momento in cui i volontari del pronto intervento devono allontanarsi dal posto lasciando l'uomo nel parco. 

È da qui che nasce l'esigenza di Giulia di lanciare un appello a tutti i comuni cittadini: "Non rimanete indifferenti. A quell'uomo sarebbe potuta accadere qualsiasi cosa". L'uomo era ubriaco e in bicicletta, si sarebbe potuto mettere nei guai. Era all'altezza della rotonda davanti all'ingresso di Parco Stura in balia di automobili e mezzi del trasporto pubblico: un pericolo per lui e per loro. La donna ha poi aggiunto: "Anche i passanti, dopo che l'ambulanza è andata via, ci sfilavano accanto indifferenti". Sì, perché Giulia e suo marito sono rimasti accanto all'uomo fino a quando non è arrivata la sorella, intorno alle 22, a prenderlo e portarlo a casa.

Giulia è una donna moldava. Suo marito è arrivato in Italia nel 2006, lei nel 2009, e da quel momento vivono a Torino. Scossa, davanti all'impossibilità di agire da parte dei volontari del pronto intervento, ha sentito il bisogno di rimarcare la necessità di essere solidali nei confronti di chi è in difficoltà e vive la propria vita con sofferenza. 
 

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Commenti (6)

  • L'avranno fatto per bersi la bottiglia di birra nel sacchetto

  • Che favoletta...

  • appunto perché era ubriaco che parlava in quella maniera...

  • Sarà stato un loro paesano , ecco tanta bontà...

  • Solidali perché alla pari ...

  • volete farci credere che i moldavi hanno un cuore e gli italiani no? in questo caso non è opportuno evidenziare la nazionalità, basta evidenziare il gesto. e poi siamo noi ad essere razzisti

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