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I lavoratori del Teatro Regio contestano Chiara Appendino: "Il commissariamento sembra una vendetta"

Con il commissariamento a rischio 60 posti di lavoro

 

Sono tanti e amareggiati. Sono i lavoratori del Teatro Regio che oggi, lunedì 1 giugno, si sono dati appuntamento davanti al Comune di Torino per protestare contro la decisione della sindaca di chiedere il commissariamento per il Teatro Regio. Una decisione che da alcuni viene vista come una vendetta e sarà per questo che al termine del flash mob durante il quale hanno cantato il "Va, pensiero" è scattato il coro unanime "Vergogna, vergogna". 

Quella del Teatro Regio è una vicenda travagliata non solo dal punto di vista economico, ma, dalla settimana scorsa, anche sotto il profilo giudiziario. "All'apparenza il commissariamento sembrerebbe proprio una vendetta. Noi ci siamo opposti fortemente al rinnovo del Sovrintendente Graziosi e alcune persone hanno pagato per questo, vedi coloro che sono stati allontanati da posizioni dirigenziali alla fine della scorsa stagione. Il fatto che 36 ore dopo lo scoppio della bomba della Procura arrivi la richiesta di commissariamento fa pensare a una vendetta", dice Carlo Caputo, RSU del Regio. 

"Dalla sindaca ci saremmo aspettati che fosse stato seguito un percorso istituzionale, cioè che lei coinvolgesse il consiglio di indirizzo, il Sovrintendente e la delegazione sindacale prima di avanzare la proposta di commissariamento. Noi non abbiamo avuto comunicazioni e abbiamo saputo dell'incontro di mercoledì pomeriggio a mezzo stampa, un comportamento discutibile", continua Caputo. 

Commissariamento che se dovesse esserci avrebbe forti ripercussioni sui lavoratori del Teatro Regio che sono 258 assunti a tempo indeterminato e una sessantina di lavoratori che sono a tempo determinato, ma nei fatti stabili perché rinnovati da svariato tempo. "Se dovrà esserci commissariamento non dovrà essere a spese dei lavoratori. Se sarà guidato dalla lunga mano delle fondazioni il rischio sarà quello di far saltare il posto ai tempi determinati. Noi pensiamo che se così fosse quella colpa ricadrebbe su chi oggi propone il commissariamento", conclude Pietro Gabriele della CGIL. 

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